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Antonio Turi, capo della squadra mobile «E’ fondamentale il contributo dei cittadini»

 In un mercato della droga diffuso e ramificato il compito delle forze dell’ordine è sempre più difficile e faticoso.
 Antonio Turi, capo della squadra mobile della Questura, sintetizza così le modalità di repressione dello spaccio: «Occorrono ore ed ore di appostamenti e videoriprese - sottolinea Turi -. Le intercettazioni telefoniche servono soltanto come semplice supporto alle indagini tradizionali. Ci avvaliamo spesso di strumenti giuridici nuovi, ovviamente sempre sotto il controllo della magistratura, entro confini legislativi ben definiti».
 Negli ultimi cinque anni la sezione antidroga della squadra mobile ha compiuto diverse azioni in grande stile. Fra queste vanno annoverate: nel 2004, l’operazione «Piazza pulita», che ha consentito il sequestro di 35 chili di eroina e, nel 2007, la «Milk and Coffee», che ha condotto all’arresto di 29 persone. Ne è emerso un quadro abbastanza chiaro di come si svolge attualmente lo smercio.
 «Nel nostro territorio - riferisce il capo della squadra mobile della Questura - non risultano esservi implicate nè la n’drangheta nè altre grosse organizzazzioni criminali. Gli italiani sono generalmente coinvolti ai livelli più bassi della catena. Sono tossicodipendenti che spacciano soprattutto per acquistare le dosi di cui hanno bisogno».
 «Le etnie più dedite a questa attività - riferisce Turi - sono nell’ordine i nordafricani, gli albanesi e gli africani della Nigeria o del Ghana. I primi due adottano metodi di trasporto che potremo definire sofisticati, come ad esempio occultare la droga all’interno di lattine e perfino nel mozzo di una ruota di autocarro. I nigeriani invece usano ancora il pericoloso sistema degli ovuli da inghiottire».
 Data la molteplicità dei luoghi dello spaccio, è fondamentale la collaborazione dei cittadini: «Abbiamo compiuto arresti - sottolinea il capo della squadra mobile - anche grazie alle segnalazioni a proposito di strani via vai di persone in precisi posti».
 Questo però riguarda il contrasto del traffico di strada. Per le indagini a più ampio raggio occorrono strumenti più complessi: «A tale scopo - spiega Turi - facciamo capo al Servizio Centrale operativo e alla Direzione generale dei servizi antidroga. Da questi due organismi traiamo mezzi, risorse e agenti sotto copertura per arrivare ai livelli superiori del traffico».
 All’attività repressiva si accompagna, talora, quella sociale e formativa: «Siamo riusciti - conclude Antonio Turi - a recuperare quei ragazzi che gravavano sulle famiglie, convincendoli a farsi disintossicare. Partecipiamo a convegni nelle scuole o in sedi di associazioni». (l.s.)