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Tanti giovani alla festa che ricorda la Resistenza

 GATTATICO. Birra, Lambrusco, panini, piatti caldi, musica. Un pacchetto di «offerte» del genere, i ragazzi di oggi, possono trovarlo in qualsiasi locale vicino a casa. Allora perché decidere di trascorre una serata, durante il fine settimana, al Museo Cervi, alla festa nazionale dell’Anpi? «Siamo qui perché ci piace stare insieme ai “ragazzi” che hanno fatto la guerra», dicono i tanti giovani.
 Angelo Rancati ha deciso di partecipare alla festa dei partigiani per diverse ragioni: «In primis sono qui per ricordare la Resistenza. Mia nonna è una partigiana e ha combatutto per liberarci da una dittatura. E’ bello, inoltre, trovare in queste occasioni i ragazzi di 20 anni insieme a quelli di 80. Si respira aria pulita, perché non c’è diffidenza o paura nei confronti del “diverso”».
 Maurizio Crocicchio è un ragazzo calabrese di 30 anni, che vive in Emilia da quando ne aveva 22: «Mi piace l’ambiente e il clima di questa festa; è molto tranquillo, c’è la possibilità di parlare con gli altri e di divertirsi. Non come in discoteca, dove per scambiare due chiacchiere sei constretto a urlare nell’orecchio del tuo amico. Le persone che sono qui, inoltre, le sento molto vicine a me anche per il modo di pensare».
 Per Giada Guatteri, 24 anni, è importante conoscere la storia di persone che hanno vissuto un periodo difficile della nostra storia: «Sono informazioni sulla vita di uomini e donne che hanno avuto un’esperienza diversa dalla nostra e che noi vogliamo conoscere. Oggi la maggior parte dei giovani tendono a uscire e divertirsi senza nemmeno conoscere il tema della serata. Noi almeno sappiamo perché siamo qui».
 Per qualcuno è una serata come un’altra: «Sono venuta qui con un’amica, come il 25 aprile scorso - dice Patricia Garbi - ma per me è una serata come tante, anche se mi piace il clima che c’è».
 Non si sentono parte di una minoranza, i ragazzi che sono venuti qui. «Vado spesso alle feste dell’Unità e ci sono tanti ragazzi che, come me, preferiscono partecipare a questo tipo di iniziative nel fine settimana, piuttosto che rinchiudersi in una discoteca dove la musica è a tutto volume», racconta Clara De Francesco.
 Anche Debora Bergamaschi, una ragazza venuta da Parma, è soddisfatta della festa: «Mi trovo bene perché questa è una festa libera: nessuno ti giudica per come sei vestito; non ci sono pregiudizi. In più, sono d’accordo anche con i valori e le idee che sono alla base della festa».
 Ci sono tanti giovani anche tra i volontari. Matteo Orlandini, 32 anni, come in occasione del 25 aprile è qui per dare una mano: «La cosa cui tengo di più è che i ragazzi presenti stasera sono qui per una ragione importante: mantenere attivi certi valori che gli anziani trasmettono a noi giovani. Questa iniziativa, inoltre, assume ancora più importanza in un periodo così difficile per il nostro Paese».