16 marzo 2008 —
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Agenda e Lettere
I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato una lettera contro la pena di morte agli ambasciatori in Italia dellArabia Saudita, della Repubblica popolare cinese e degli Stati Uniti. Nella missiva, che è accompagnata da quasi 7.000 firme, i sindacati reggiani chiedono di sostenere il loro appello per il rispetto dei diritti umani e contro la pena di morte.
«Nei mesi scorsi abbiamo raccolto quasi 7.000 firme di cittadini reggiani - scrivono i dirigenti sindacali - per sensibilizzare lopinione pubblica e le istituzioni su un grave e drammatico problema, quello della pena di morte. La deliberazione dello scorso dicembre della assemblea generale delle Nazioni unite per una moratoria universale delle esecuzioni capitali è un risultato molto importante, che anche noi abbiamo sostenuto, insieme alle associazioni che da anni si battono contro la pena di morte, come Amnesty International e la Comunità di SantEgidio».
«La deliberazione dellOnu - continuano i sindacati - segnala il rifiuto del più alto consesso politico e diplomatico internazionale della pena di morte, una punizione inusuale e crudele che non ha ragione di esistere in nessun ordinamento giuridico. La nostra lettera è per invitare le ambasciate, i Governi e i singoli Paesi, che nel 2007 hanno guidato la classifica mondiale delle esecuzioni capitali, a tenere conto del sentimento della comunità di Reggio, dei lavoratori, dei pensionati e degli studenti, che è di totale ripudio dello strumento della pena di morte».
Così conclude il documento dei sindacati: «La mobilitazione mondiale contro la pena di morte è ancora più importante perchè cade in un anno, quello delle Olimpiadi, che fin dallantichità era considerato un momento di tregua e di pace tra tutti i popoli. Proprio per questo, conformemente allappello lanciato dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte, chiediamo ai governi di farsi promotori di unazione di sospensione della pena di morte nel periodo olimpico, in vista della sua rapida e totale abolizione. La pena di morte, violando il diritto fondamentale di ogni essere umano, quello alla vita, rappresenta la violazione più brutale del più basilare dei diritti umani. In questi giorni siamo addolorati anche da altri gravi episodi, come la repressione delle dimostrazioni in Tibet. Ecco perchè vi chiediamo di farvi portatori presso i vostri governi del nostro forte appello, per il rispetto dei diritti umani e contro la pena di morte».