«Con lei muore la democrazia»


ROMA.«Addio Benazir, con te muore la democrazia e la speranza». A lanciare il messaggio, impresso a grandi lettere nere su un cartello bianco, è la comunità dei pakistani d'Italia. Una cinquantina di loro si sono dati appuntamento ieri mattina a Roma, in piazza Giochi Delfici, a pochi metri dall'ambasciata pachistana. Tutti riuniti per sfogare la loro rabbia ed esprimere il loro dolore per l'omicidio dell'ex premier. «La Bhutto è una figura che non si può sostituire, come Gandhi o Mandela. Gli scandali che l'hanno coinvolta nel passato erano colpa di suo marito», commenta Ejaz Ahmad, membro della Consulta islamica dal ministero dell'Interno. Ahmad, da molti anni in Italia, ha la doppia cittadinanza italiana e pakistana: «Questa volta era tornata con una grinta diversa. Avrebbe potuto riannodare i rapporti con l'India, gli Usa e con i paesi arabi ricchi. Era addirittura riuscita ad avvicinarsi ai talebani: i suoi comizi nel Beluchistan, dove si trovano molti loro militanti, avevano riscosso grande successo e aveva posto le basi per il dialogo con i gruppi tribali». Per i pachistani d'Italia, l'uccisione della Bhutto è un vero trauma. E a nulla servono le migliaia di chilometri che li dividono dalla madrepatria. Nel corso della mattinata, i manifestanti hanno consegnato una lettera all'ambasciatore pachistano Mirza Qamar Beg. Nel testo si fa appello al governo di Islamabad «affinché restauri la pace ed elimini la cultura del terrorismo». L'ambasciatore ha risposto facendo recapitare loro una bandiera del Pakistan e ricevendo quattro manifestanti per esprimere preoccupazione e lodare l'iniziativa. Gli organizzatori, da parte loro, hanno assicurato che quella di ieri non è una manifestazione contro il presidente Pervez Musharraf. La comunità pachistana in Italia conta oltre 70mila individui, per lo più concentrati nel nord e dediti ad attività commerciali. «Il nostro governo deve lavorare per combattere il terrorismo. La violenza fa ormai parte della cultura pachistana», denuncia Ranja Saifullah, presidente dell'associazione di amicizia italo-pachistana ‘Together Italy Pakistan'. «Sapevamo che la situazione nel nostro paese era complicata, ma non fino a questo punto. Speriamo di poter lavorare insieme con l'Italia e con la comunità internazionale». Sull'opportunità di tenere le elezioni il prossimo 8 gennaio, non tutti sono dello stesso parere. Per qualcuno è sempre meglio che non farle. Per altri, come Ahamad, sarebbe «un grande errore», perché con il ritiro degli altri partiti «vincerebbe la Lega musulmana di Quaid-e-Azam».

Gabriele Carchella