Lavoro nero in provincia metà delle imprese fuorilegge

REGGIO. Lavoro nero uguale sfruttamento e mancanza di sicurezza sul lavoro, in un momento in cui - morto anche il sesto operaio che lavorava all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino, e all'indomani di una nuova giornata di lutto per il decesso di altri cinque operai lungo la Penisola - l'urgenza del problema sembra intensificare i controlli. Ma anche a Reggio, dove nel 2007 le ispezioni sono aumentate del 67%, la scia di irregolarità non si ferma.
Sono infatti 1.051 i lavoratori che nel 2007 sono risultati irregolari e 460 quelli totalmente in nero, come emerge dai controlli della Direzione provinciale del lavoro su 1.228 aziende, di cui quasi la metà, 513, sono risultate non a norma, registrando, rispetto al 2006, un incremento di irregolarità del 129% e di sommerso del 104%. «Si tratta di un incremento patologico, perché il numero delle irregolarità non è proporzionale all'aumento delle ispezioni - spiega Giulio Bertoni, direttore della Dpl -. Il prossimo passo è istituire una banca dati incrociata, tra Dpl, Inail, Inps e Camera di commercio, per cui ci sono anche le risorse in Finanziaria, per un'azione sinergica dei controlli, che speriamo si attivi nel 2008». Ieri, si sono riunite la Commissione provinciale per l'emersione del lavoro irregolare (Celi) e il Comitato per il lavoro e l'emersione del sommerso (Cles): un incontro in cui sono stati presentati i risultati dell'operazione congiunta con la provincia di Modena, «Operazione grande muraglia», condotta a novembre sui laboratori tessili cinesi, nella zona del Secchia dove, ispezionati durante la notte, 6 laboratori su 6, sono risultati irregolari: di 35 lavoratori 23 erano in nero, 11 clandestini ed uno minorenne. Sono cosi scattate 6 denunce penali, 64 provvedimenti amministrativi di cui 23 maxisanzioni e 6 provvedimenti di sospensione, che però in 5 casi sono stati revocati «perché evidentemente quei laboratori si sono messi in regola - continua Bertoni -. Vogliamo far sapere che i controlli si fanno e che è possibile regolarizzarsi». Risultano invece basse le percentuali di riscossione delle sanzioni comminate: a fronte di 1,2 milioni di contributi e sanzioni, il recupero è stato di 235mila euro. «Nel calcolo rientra però solo chi ha pagato subito - spiega Bertoni - a cui si devono aggiungere quelli che lo faranno entro il termine di 90 giorni o dopo eventuali contenziosi, a quel punto la cifra dovrebbe quadruplicarsi». A settembre un altro ciclo di ispezioni ha riguardato il settore agricolo dove su 107 aziende erano 28 quelle non a norma, con 58 lavoratori irregolari di cui 38 in nero. La terza operazione di vigilanza è stata fatta su autolavaggi e pronto-pizza, e ha visto 14 aziende irregolari su 17 e 22 lavoratori in nero su 57. Il direttore della Direzione provinciale del Lavoro, ha poi messo l'accento sulla necessità di controllare le comunicazioni di cessato rapporto lavorativo: «Per chi non comunica c'è una sanzione di 1.800 euro». Ma dalla prefettura pare che, finora, non sia partita nessuna sanzione del genere. Rimane poi da sciogliere il nodo «artigiani», per cui «con la commissione provinciale dell'artigianato - conclude Gianluca Ferrari, assessore provinciale al Lavoro - si è aperta una discussione per rivedere, in termini più selettivi, i criteri con cui si concede lo status di artigiani».
Maria Scardamaglia