Sicurezza, nuovo decreto (senza omofobia)

ROMA. Dopo i rilievi del Quirinale, il decreto sulla sicurezza sarà lasciato decadere. Al suo posto sarà varato dal governo, probabilmente nel consiglio dei ministri del 28 dicembre, un nuovo decreto che salvaguarderà gli effetti prodotti dal provvedimento già approvato dal Senato ma che non conterrà le norme sull'omofobia. «Sono convinto che abbiamo trovato la soluzione» ha assicurato Romano Prodi. La decisione di far decadere il decreto sulla sicurezza è stata annunciata ieri mattina da Vannino Chiti. «Il ministero dell'Interno - ha spiegato - Parlamento «sta già lavorando ad un nuovo provvedimento legislativo».
Che assicuri «continuità con quello in decadenza e tenga in vita le misure già adottate». Travolto dagli errori formali contenuti nel decreto e con tutta l'opposizione che gli chiede di dimettersi, Giuliano Amato (che due sere fa ha cenato con gli ex ministri dell'interno, Claudio Scajola e Giuseppe Pisanu) ha spiegato ieri ai capigruppo della maggioranza di Montecitorio come il governo intende «spacchettare» il decreto.
I provvedimenti che lo sostituiranno saranno tre. Ci sarà un decreto legge (quello sulle espulsioni che decade a fine anno) da approvare il 28 dicembre per dare «continuità» alle misure sulla sicurezza e poi un decreto legislativo che recepisce le norme Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari. La norma sull'omofobia (al centro dello scontro tra la sinistra radicale e i cattolici di entrambi i poli) finirà invece nel disegno di legge che riguarda anche lo stalking (abusi sessuali) e che dovrà essere varato dal Parlamento «contestualmente all'approvazione del decreto». Per evitare eventuali obiezioni della Consulta, il decreto non sarà ripresentato ma riscritto. «Sarà più chiaro, recepirà gli emendamenti del Senato e» ha spiegato il ministro Amato «conterrà anche misure nuove» come l'adozione di norme comunitarie che chiedono agli extracomunitari che vogliono la residenza «requisiti di sussistenza ma non indicano limiti di reddito».
La soluzione trovata dal governo non rasserena comunque il clima. Il capogruppo dei senatori di Rifondazione Comunista, Giovanni Russo Spena, fa sapere che il testo del nuovo decreto sulla sicurezza dovrà essere «esattamente quello che avevamo licenziato qui in Senato, compresa l'estensione della legge Mancino ai reati di razzismo e xenofobia». Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, suggerisce invece l'adozione di un disegno di legge perché «si può approvare in due mesi» e perché si possono «specificare meglio gli aspetti legati alla sicurezza e nello stesso tempo escludere tutti gli aspetti che non c'entrano». Spaccata sulla leadership, sulla legge elettorale e sulla strategia per contrastare Prodi, l'opposizione si ritrova unita nel chiedere le immediate dimissioni di Amato.
«Un ministro dell'Interno che mette in difficoltà il Presidente della Repubblica, con un decreto ioncostituzionale, è un ministro che dimostra assoluta incapacità» dicono Elio Vito e Roberto Maroni durante una conferenza stampa con l'Udc e la Lega. «Ad andare via dovrebbe essere tutto il governo» aggiunge Gianfranco Fini. (g.r.)