«Serve al più presto una nuova legge»

«Sarà necessario tener conto delle domande che rimarranno fuori dalle quote, ma l'intenzione è di agire attraverso una nuova legge sull'immigrazione che superi la Bossi-Fini».
Alla vigilia della seconda tornata di domande di regolarizzazione, dopo i disguidi che si sono verificati nell'invio simultaneo di migliaia di domande del primo scaglione, il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, presente a Reggio alla Conferenza sull'immigrazione organizzata dalla Cgil, sottolinea che «le domande potrebbero rimanere in una lista da cui scalare, ma non è possibile, come è accaduto lo scorso anno, impiegare 14 mesi per sbrigare poi le richieste - spiega -.Il vero intento è però di muoversi per regolarizzare chi lavora già, sapendo che la maggiorparte delle richieste di permesso di soggiorno provengono da chi è già in Italia». Su 170mila permessi le previsioni parlano di circa 700mila domande totali: «Il numero d'ingressi è stato sottostimato, anche a fronte di un bisogno delle imprese di 250/300mila lavoratori - continua Ferrero - questo è avvenuto per il crearsi di un clima in cui l'immigrato è stato rappresentato come la causa di tutti i mali; per la difficoltà di elaborazione delle domande e per il fatto che molti sono già in Italia e dunque in parte il decreto è una finzione: alzare il limite d'ingresso però non risolverebbe i problemi, è infatti necessario reimpostare una politica dell'immigrazione». Oggi è la giornata mondiale dei diritti dei migranti, ed è sul tema dei diritti che la battaglia politica si fa più dura, anche all'interno della maggioranza di governo. Il disegno di legge Amato-Ferrero, che dovrebbe essere discusso alla Camera entro febbraio, prevede che «si possano regolarizzare coloro che, anche se clandestini, possano dimostrare di esser stati regolari in Italia per 18 mesi - sottolinea il ministro - l'ideale sarebbe stato 12, visto che molti hanno avuto permessi di soggiorno di un anno». Ad ostacolare il disegno di legge ci sono poi 1.500 emendamenti presentati dall'opposizione e «difficoltà a migliorare il decreto perché anche dalla maggioranza non si provi ad affossarlo». Se infatti farà discutere l'introduzione della possibilità di votare alle amministrative dopo 5 anni, ci sono temi, come l'opportunità d'accesso per gli immigrati ai concorsi pubblici, o il riconoscimento dei titoli di studio esteri, che «sono stati cassati nello stesso consiglio dei ministri». Dovrebbe invece ripartire l'iter legislativo verso una nuova legge sulla cittadinanza «per cui ora c'è la copertura in finanziaria - conferma Ferrero - con i 350milioni di euro stanziati per la legge e 100milioni per il Fondo per i migranti, che sarà usato in particolare per progetti di superamento dei ghetti urbani''. Altri nodi da sciogliere riguardano i provvedimenti sul caporalato; se infatti era stata prodotta una norma che aumenta le pene per chi sfrutta il lavoro, non è più prevista l'estensione dell'articolo 18 del testo unico dell'immigrazione per cui, chi denuncia una situazione di estremo sfruttamento,ha 6 mesi di tempo per regolarizzarsi. «Cosi l'immigrato non solo è sfruttato, ma se denuncia viene pure espulso - ribadisce Ferrero - la norma è stata stravolta al senato, ma dovrebbe essere ripresa dopo la finanziaria». L'esigenza è di un rinnovamento politico-culturale dove «il modello da proporre sia quello di un Paese dove ci si modifica e ci si accetta a vicenda - conclude - basato su diritti sociali, civili e libertà religiosa, cosi come sulla conoscenza della lingua italiana e della costituzione».
Maria Scardamaglia