«Jordan? Un'emozione»

REGGIO.«Sinceramente non mi rendo ancora pienamente conto di tutto quel che è successo; non so se è stata più forte l'emozione di giocare di fronte a 4.000 persone che gremivano il Palalido di Milano o incontrare Michael Jordan, un mito. Forse fra qualche giorno capirò meglio quel che mi è accaduto».
A poche ore dalla proclamazione quale miglior giocatore under 16 d'Italia, con premio da parte di Jordan in persona, il giovane cestista reggiano Nicolò Melli fatica a smaltire le emozioni della festa milanese. Ha però capito che probabilmente le sue speranze di giocare a basket fra i professionisti sono un traguardo sempre più vicino. Ma precisa: «C'è tempo. Mancano tre anni di studio e poi, con l'università, potrebbe avverarsi anche questo sogno».
Già, perché Nicolò, 15 anni compiuti lo scorso 26 gennaio, ha sempre giocato a pallacanestro ma sa anche che, frequentando la 5ª ginnasio, non può abbandonare gli studi per il suo «divertimento» preferito. Ogni giorno affronta un paio d'ore di allenamento, che però non intralciano gli studi. «Non debbono - precisa - perché lo scorso anno ho avuto una media del 7,25 e quest'anno mi piacerebbe migliorarla».
«Il liceo Ariosto - aggiunge - fortunatamente è una scuola che mi concede lo spazio per fare entrambe le cose. La professoressa Carmen Lucarelli, che ci dedica 18 delle 28 ore di insegnamento con greco, latino, italiano, storia e geografia, mi consente di partecipare ai raduni, e anche martedi mi ha permesso di andare a Milano. Un aiuto viene anche il prof. Giuliano Spaggiari, che ha insistito fin dall'inizio perché giocassi a basket».
Già, perché Nicolò Melli avrebbe anche potuto diventare un campione di pallavolo. La mamma, l'americana Julie Vollertsen, ha fatto parte della nazionale statunitense di volley e ha vinto l'argento alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, prima di arrivare in Italia, dove ha militato per 4 anni nella Pallavolo Reggio disputando 3 finali e vincendo una Coppa Italia. Poi ha conosciuto l'avvocato Leopoldo Melli, cestista fin dagli albori della Pallacanestro Reggiana, che ha sposato, fermandosi cosi nella nostra città.
«No - spiega il giovane Nicolò - il volley è una specialità un po' monotona. La pallacanestro è più maschia, anche se un poco rude. Ma è qui che sta il bello di questo sport. Fa parte del mio carattere. Non a caso, dopo aver visto una gara di Nba, ho detto di preferire una sfida di Eurolega. Là negli Stati Uniti non si avverte il calore, la passione del pubblico. Giocare invece davanti a 4.000 persone è fantastico. Michael Jordan? Incontrarlo dà la scossa. Mi ha fatto i complimenti e allora io gli ho indicato, fra il pubblico, mia madre che lo conosceva. In effetti lui l'ha saluta con simpatia. Me ne sono tornato a casa con un magnifico trofeo e una serie di indumenti della Nike, di cui Jordan è ambasciatore nel mondo. E' stata una giornata intensa, faticosa, ma a dir poco eccezionale. Dovrò pensarci meglio per capirla fino in fondo».
Dall'alto dei suoi 2 metri e 3 centimetri (dunque, continua a crescere) Nicolò segue con simpatia anche il fratello Enrico, di cinque anni più giovane. «E' diverso da me come struttura fisica - annota - ma anche lui è un agonista. Un paio di giorni fa ci siamo confrontati e nell'1 contro 1 non si è mai arreso, ha lottato su tutti i palloni. Anche lui ha la mia stessa passione. Adesso gioca con gli esordienti della Pallacanestro Reggiana. Penso che diventerà un ottimo atleta».
E Nicolò Melli cosa farà da grande?
«Ho il passaporto italo-americano e ho già ricevuto un contatto dall'Ucla, l'università americana di Los Angeles, una delle migliori al mondo, che ha pure una celebre squadra di basket. Finiamo il liceo, poi vedremo cosa fare».