REGGIO. Per il management della cooperazione reggiana è stata unestate laboriosa: acquisite due aziende leader nel loro settore e importanti per lampia potenzialità di espansione nel mercato estero. Entrambe le aziende parlavano reggiano già prima di essere acquisite ed entrambe le aziende producono specialità alimentari tipicamente italiane, sono la Italgnocchi e la Italcheese.
Italgnocchi, azienda di Correggio fondata nel 1977 da Romano Bartoli, che lha guidata negli anni fino a farla diventare leader nazionale e internazionale nel settore della produzione di gnocchi di patate, è stata acquisita lo scorso agosto da un gruppo di cooperative e imprese private reggiane guidate da Cfr (società finanziaria del gruppo Ccfs), e Parco (finanziaria di partecipazione Legacoop) e con la presenza di Unieco. Lazienda correggese è oggi produttrice di una vasta tipologia di gnocchi ed è fornitrice del sistema della grande distribuzione; lalto livello qualitativo della sua produzione è senza dubbio condizione per ampliare ulteriormente gli spazi di mercato che già vedono lazienda in posizione di leadership. La quota di mercato attuale di Italgnocchi è del 53% in Italia e del 35% in Europa.
Il 30% della produzione - che nel 2006 è prevista di 19.500 tonnellate - è riservato al mercato estero. Lacquisizione di Italcheese è invece ancora più recente e risale a solo qualche settimana fa.
Già di proprietà di Parmalat, Italcheese è tra le più importanti strutture del comprensorio nella commercializzazione di Parmigiano-Reggiano e tra i maggiori esportatori. Lazienda, già di proprietà della Parmalat, è stata acquisita da parte di due strutture consortili legate alle centrali cooperative: Itaca per Confcooperative e Consorzio Latterie Reggiane per Legacoop.
Le strategie dellazienda prevedono una penetrazione importante nel mercato estero, soprattutto quello orientale, che è quello di naturale sbocco per il futuro del «Re dei formaggi» vista limpossibilità di progressi nel mercato interno.
Al momento la situazione dellexport di Italcheese vede il 40% del fatturato prodotto dalle esportazioni; i mercati più redditizi nellimmediato sono quelli europei, americani e giapponesi, ma i filoni di esportazione che potrebbero esplodere a breve sono quelli che portano in Russia e in Cina.
In un momento in cui si vedono cessioni di aziende significative per il «marchio Reggio» a finanziarie e gruppi industriali stranieri, per il movimento cooperativo salvaguardare il radicamento reggiano è una scelta di grande importanza.