Ma Gerusalemme non festeggia

GERUSALEMME.Il capo di stato maggiore, Dan Halutz, travolto dallo scandalo per aver venduto il suo pacchetto di azioni appena due ore dopo il rapimento da parte di hezbollah di due soldati israeliani. Il ministro della giustizia, Haim Ramon, sotto indagine per un caso di molestia sessuale. Il ministro della difesa, Amir Peretez, in fortissimo calo di consensi. Come del resto il premier Ehud Olmert. Per il governo israeliano quello che si presenta dopo il cessate-il-fuoco nel Libano del sud è il periodo più duro e più fosco della sua breve esistenza. Il mese di guerra contro la milizia sciita libanese sta provocando un vero e proprio terremoto politico, nel paese, come dimostrano gli ultimi sondaggi sull'umore dell'opinione pubblica israeliana. Mentre per quasi i due terzi del campione del quotidiano Maariv nessuno ha vinto la guerra, la metà degli intervistati considera responsabile per il cattivo andamento delle operazioni militari l'intero establishment: Peretz, Olmert, Halutz. Non va meglio nel sondaggio del concorrente Yedioth Ahronot, nel quale la maggioranza degli intervistati chiede le dimissioni di Peretz e di Halutz, e il 41% quelle del premier. Diffusa, poi, la richiesta di una commissione che indaghi sull'operato delle forze armate. Una richiesta subito accolta dal ministro Peretz. Che ieri ha istituito un organismo militare, guidato da un ex capo di stato maggiore, Amnon Lipkin-Shahak, per capire cosa non ha funzionato. È, però, Dan Halutz l'uomo che in questi ultimi due giorni ha ricevuto la più alta dose di attacchi. Prima concentrati sul suo ruolo ai vertici della catena militare poi sulle indiscrezioni, confermate, riguardanti il suo portafoglio azionario (oltre ventimila euro), venduto poche ore prima che cominciasse il conflitto. E che la borsa di Tel Aviv andasse giù dell'8.3%. Halutz ha respinto le accuse, e la sua vicenda non avrà conseguenze giudiziare, ma gli attacchi per un comportamento eticamente censurabile continuano.
(p.c.)