Barbieri insiste: lo stadio andrà all'asta

REGGIO. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: che fine farà lo stadio Giglio? Ieri il curatore fallimentare Adolfo Barbieri, nel corso della prima udienza dei creditori della Mirabello 2000, ha ribadito che appartiene, come da bilancio, alla società controllata dalla Reggiana e quindi farà parte dei beni messi all'asta per recuperare risorse a favore dei 31 creditori che si sono iscritti nel registro.
«In astratto si può rimarcare - rimarca Adolfo Barbieri - che tutti i beni di un fallimento possono andare all'asta, anche se lo sono in parte o per intero. Se invece non appartengono al fallimento, non c'è questa ipotesi. Occorre quindi capire qual è la posizione di questi beni in questione. Formalmente mi sembra che appartengono tutti alla Mirabello 2000. Non mi sembra che la convenzione dica il contrario, anche se non l'ho ancora esaminata, poiché è un fascicolo corposo. Di sicuro la Reggiana ha una partecipazione nella Mirabello 2000 e nel bilancio porta un valore attivo determinato dall'immobile abbastanza rilevante».
VALORE A BILANCIO.Una sottolineatura esplicita: lo stadio Giglio è iscritto come valore immobiliare nel bilancio della Mirabello 2000 e come tale è un bene che appartiene alla società controllata dalla Reggiana. Per questo motivo il curatore ritiene che il Giglio è un bene attivo che rientra nel fallimento della Mirabello 2000 e come tale sarà messo all'asta.
In contrapposizione a questa destinazione c'è la volontà del Comune che rimarca la possibilità di riavere lo stadio Giglio in virtù della convenzione e non solo, anche pulito dalle ipoteche perché, in poche parole, non sono prioritarie rispetto alla struttura di carattere pubblico. Una tesi che l'assessore Giovanni Catellani ha sostenuto con fermezza.
«Entro fine marzo - prosegue Adolfo Barbieri - sarà evidenziate lo stato passivo di Reggiana e Miranello 2000, quindi prenderà in esame questa situazione per capire lo stato reale».
LA CONVENZIONE.Il riferimento è per l'articolo 26 della convenzione stipulata tra Comune e Mirabello 2000 in cui si stabilire che in caso la convenzione non sia rispettata, la struttura sportiva deve tornare di proprietà del Comune. L'amministrazione comunale sostiene altresi di poter riavere la gestione dell'impianto calcistico «pulito» dalle ipoteche di 3,2 milioni di euro che ora gravano sul bene. Il cavillo su cui fa leva l'amministrazione comunale è che le ipoteche non sono opponibili al Comune e la trascrizione della convenzione, per motivi giuridici, è prioritaria rispetto ad altri vincoli.
I CREDITORI.Una «partita» ancora aperta e che ieri ha avuto solo un'appendice in tribunale. Al cospetto del giudice Francesco Parisoli si sono presentati i primi 15 creditori iscritti in elenco (tra questo l'architetto Pavoni che ha progettato lo stadio e che vanta una parcella non pagata di 300mila euro e lo stesso Comune per imposte non pagate) mentre la seconda parte di creditori (altri 16) saranno ricevuti dal giudice il prossimo 28 marzo. Il «buco» della Mirabello 2000 è quantificato in 9 milioni di euro di cui 3,2 sono ipoteche per fideiussioni che il Credito sportivo ha un pool di banche e alle cooperative Orion e Unieco, che avevano costruito l'impianto e che per avere i propri soldi avevano garantito per il pagamento dell'opera da parte prima di Dal Cin e poi di Foglia.
LA JP MORGAN.Resta una curiosità: chi potrà presentarsi all'asta se lo stadio Giglio sarà messo in vendita? E' difficile fare delle ipotesi ma di sicuro chi ha dato una mezza disponibilità allo stesso sindaco Graziano Delrio è l'imprenditore bresciano Enzo Danesi. Il motivo è molto semplice: è l'unico che ha un interesse diretto sulla struttura sportiva poiché ha investito 50 milioni di euro per il centro commerciale che sta sorgendo in adiacenza allo stadio.
C'è un altro particolare da tenere conto: la proprietà della Tuttogiglio (padrona dei petali del Giglio), che dalle mani di Enzo Danesi è passata a quelle della finanziaria immobiliare olandese-portoghese Am, ora è stata acquisita dalla banca d'affari americana JP Morgan.