Giulia Nasuti azzurra... per hobby

REGGIO.Evita accuratamente le luci dei riflettori, anche adesso che va in Nazionale ed è proprio a un passo dal sogno della vita. Prima che campionessa di calcio, Giulia è campionessa di modestia. Ha imbambolato con le sue finte e le sue giocate centinaia di maschietti, nessuno dai 9 ai 13 anni sapeva tenergli testa. Sulle sue spalle portava la maglia numero 10 e un giorno un osservatore del Parma si incantò vedendola giocare.
«Bravo quel ragazzino con la zazzera bionda», esclamò l'addetto ai lavori.
«Peccato che sia una donna», fece notare Milena Bertolini. L'osservatore non voleva crederci!.
Giulia Nasuti, nata a Reggio Emilia l'undici maggio 1985, nel calcio come nella scuola ha sempre primeggiato. Dal liceo scientifico Aldo Moro è passata all'università di Bologna, dove frequenta il secondo anno della facoltà di filosofia, ma è sui campi di calcio che continua a imperversare e a dettare legge.
Giocava da piccola nella Pieve: era un furetto, aveva già a 9-10 anni corsa e potenza, calciava le punizioni ad effetto. Per farla breve: un talento in piena regola. Sino a tredici anni, come vuole il regolamento, Guilia Nasuti ha fatto parte della squadra con i maschi, per la gioia di Celso Menozzi e Andrea Bagnacani che l'hanno allenata.
«Di quei tempi ho ricordi belli e brutti, come i commenti poco garbati di certi genitori che mi irridevano perché in campo ero meglio di tanti coetanei. Cosi come non posso non ricordare quel derby che vincemmo 3-2 con il Cella: feci una doppietta».
Giulia, veniamo all'attualità, vive con molto distacco questa convocazione in Nazionale. «Sono quasi intimorita, è una cosa che non ho cercato, non penso proprio di essere arrivata - spiega la calciatrice della Reggiana Forneria Artigiana. - La mia filosofia è di vincere alla giornata e poi ho tanti interessi oltre il calcio, mi piace studiare, leggere, vado spesso al cinema e a teatro. Gioco per divertimento, in allenamento come nella partita del sabato in campionato, sono curiosa di capire cosa potrò fare con la maglia azzurra».
Giulia, che vive con papà Piero, mamma Ernestina e la sorella Sara, ha già alle spalle anche tante esperienze calcistiche in tornei femminili, un anno in serie C, 3 in B, e poi quattro stagioni in A con la maglia granata. Nella vita privata è molto timida e riservata, a volte le parole le vanno strappate di bocca, in campo si trasforma ed è una favola assistere alle sue prodezze. Dopo la gavetta e tanti sacrifici Giulia è a un passo dal firmamento. (p.b.)