Fabbrico rende omaggio a Luisa Guidotti

FABBRICO. Sabato mattina l'amministrazione comunale di Fabbrico, con la collaborazione di CoopElios e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e della Provincia di Reggio Emilia, organizza un convegno nel Castello Guidotti sul tema: «L'esperienza cristiana, il sacrificio e l'opera di Luisa Guidotti per l'Africa. Ventisei anni dopo qual è il cammino da percorrere per lo sviluppo e il futuro dei Paesi Africani». I lavori inizieranno alle 9,30; interverranno il parroco don Walter Beltrami e il presidente del Tribunale modenese per la causa di canonizzazione di Luisa Guidotti mons. Camillo Pezzuoli.
Saranno presenti anche la responsabile del Gruppo missionario «Luisa Guidotti» di Modena Lucia Orsetti, il professor Claudio Gorlier dell'Università di Torino e il sindaco Roberto Ferrari.
Nella sala della Caccia del castello sarà esposta una mostra fotografica sulla vita e l'opera di Luisa Guidotti. Alle 12 verrà inaugurata la mostra fotografica, di Alberto Givanni, «Kenia. Kibera. Bambini di strada», e presentato il libro curato da Elisabetta Pozzetti e Italo Zannier, con testi di Walter Veltroni e Jean Léonard Touadi (Editrice XXVII). Le mostre possono essere visitate anche sabato pomeriggio e domenica.
Luisa Guidotti Mistrali, per la quale è in atto il processo di canonizzazione, è dell'antica famiglia da quattro secoli proprietaria del Castello.
Nata a Parma nel maggio 1932, gli ultimi anni della guerra li trascorre a Fabbrico, nella dimora di famiglia. Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Medicina dell'Università di Modena, avendo già in mente un progetto di vita: utilizzare la scienza medica come strumento per concretizzare la sua vocazione missionaria. Dopo un lungo impegno nell'Azione Cattolica, nel 1960 aderisce all'Associazione femminile Medico Missionaria e nel 1966 parte per la Rhodesia, l'attuale Zimbabwe; dove presta la sua opera prima all'ospedale di Chirundu e quindi nell'ospedale diocesano nella zona di Mutoko; dal 1969 al 1963 le è affidata la direzione dell'unico lebbrosario in Rhodesia, a Mutema, a una trentina di chilometri.
Nel 1975 il governo razzista di Ian Smith impone in Rhodesia un regime di apartheit, in un Paese con 200mila bianchi e sei milioni di africani, e inizia la guerriglia.
Per deontologia medica e scelta cristiana, lei curava ammalati e feriti senza distinzione di razza e di opinione politica. Per questo venne incarcerata e processata dai razzisti al governo. In sua difesa si mossero il Vaticano, la Croce Rossa, l'Ordine dei Medici. Dopo il processo continua il suo lavoro, pur sapendo di mettere cosi a repentaglio la vita.
La mattina del 6 luglio 1979, metre rientrava in ospedale con l'autoambulanza dopo il trasporto di un malato grave, è stata fermata da una pattuglia di soldati del regime e fatta segni di due raffiche di mitra. Dopo i funerali, a Modena, la salma fu tumulata nella cappella di famiglia a Fabbrico. Dal 1988 riposa nel Duomo di Modena.
Vittorio Ariosi