La famiglia Melli, tutta casa e canestro

REGGIO. Ieri Nicolò Melli è andato a scuola come tutti i giorni feriali. E' in terza media, alla Leonardo di via Monte San Michele. Non proprio un giorno qualsiasi, considerato che domenica ha debuttato nel roster della Bipop, sedendo in panchina a Pesaro, grazie alle referenze positive che i suoi due allenatori delle giovanili, Max Menetti e Massimo Olivieri, avevano presentato al coach biancorosso Fabrizio Frates. Nicolò è nato il 26 gennaio del 1991 e a 13 anni ha stabilito questo bel record di precocità, nello sport professionistico nazionale di vertice.
Se il match di Pesaro non fosse finito in volata, magari per qualche istante avrebbe potuto giocare, cosi come i due sedicenni convocati, Andrea Ancellotti e Fabrizio Verri. Se ne riparlerà probabilmente fra 4-5 anni.
Papà Leo, alto 1.95, era nella rosa delle Riunite promosse 22 anni fa per la prima volta in A2. Dopo l'attività sportiva, qualche anno da giornalista e ora fa l'avvocato a Reggio. Ha un altro figlio, Enrico, 8 anni, mentre la moglie è un'ex pallavolista di grande livello: Julie Vollertsen, 45 anni, 1.83. «Per 7 anni - racconta lei - sono stata nella nazionale Usa. Ho vinto l'argento alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984. Con la Pallavolo Reggio ho giocato 4 anni, perdendo 3 finali scudetto contro la Teodora Ravenna, consolandomi con una Coppa Italia».
Nicolò fa parte delle giovanili della Bipop, gioca nelle categorie Bam e Cadetti.
«E' già alto 1.98: tanto per la sua età. Vediamo a quanto si assesterà, a sviluppo completato». L'impressione è che abbia un futuro assicurato. «Non so cosa farò da grande - dice lui -. Mi piacerebbe fare l'avvocato, come mio papà, ma anche giocare a basket mi attrae molto». Non aggiunge altro, perché i genitori e la società cercano di allontanarlo dai riflettori, che da domani si spegneranno.
«Questa opportunità - aggiunge la mamma - è stata favorita da una serie di combinazioni particolari, irripetibili. Tre giocatori della prima squadra indisponibili anche soltanto per la panchina. Soprattutto, c'era la volontà di dirigenti e tecnici di dare un segnale, premiando alcuni giovani promettenti».
Viene da chiedersi se il grande piccolo Nicolò non rischi di bruciarsi. «Non credo - osserva papà Leo -. Noi siamo contentissimi per lui, naturalmente l'abbiamo seguito in tribuna. E' un ragazzo sensibile, appassionatissimo di basket e anche bravo a scuola. Insomma, cerca di fare tutto per il meglio».
Nicolò ha iniziato con il minibasket a 6 anni: un paio di allenamenti la settimana.
«Giovedi sera tornerà con noi in tribuna al Bigi per la sfida con la Climamio Bologna. Mia moglie ed io abbiamo fatto l'abbonamento e domenica abbiamo seguito Nicolò a Pesaro. Forse eravamo più emozionati noi di lui».
Vanni Zagnoli