La Reggiana ha scritto il destino di Ancelotti


REGGIO.I traguardi più belli sono quelli sofferti. Conquistati giorno dopo giorno, cercando di vincere le battaglie del momento, scavalcando i problemi che sembrano allontanare la meta agognata. E quando arriva il fatidico giorno, allora gli istanti e le immagini riempiono la vita di ognuno di noi e sono destinati a rimanere immortali.
La prima promozione della Reggiana in serie A rimarrà storica proprio perché la prima nella vita del calcio granata. Ma è stata una cavalcata senza avversari, conclusa il 16 maggio del 1993, con quattro giornate d'anticipo. Uno strapotere concretizzato già nel girone d'andata con sei punti di vantaggio sulla seconda e conclusa con un bottino di 53 punti su 38 partite, quando le vittorie valevano ancora solo due punti. Una grande dimostrazione di superiorità ma nulla al confronto della gioia sprigionata al Bentegodi di Verona il 2 giugno del 1996. Carletto Ancelotti portato in trionfo dai suoi giocatori.
Uomini su cui nessuno era pronto a scommettere un soldo, una squadra che ha conosciuto amarezze, difficoltà, sofferenze e che camminando sui carboni ardenti ha trovato l'orgoglio e la forza per essere una formazione vera.
Una vittoria, nella fatal Verona, che si apprestava anche a festeggiare la promozione degli scaligeri, che racchiude un anno vissuto pericolosamente. In quel gettare in alto Carletto Ancelotti c'era la volontà di liberare al cielo le tensioni accumulate in un intero anno. Una stagione iniziata in modo tribolato con la scelta dell'allenatore, e l'idea di affidare la squadra all'abusivo perché sprovvisto di patentino, Carletto Ancelotti, il vice di Arrigo Sacchi, contestato e contrastato ct della nazionale, aveva sollevato dubbi e perplessità. Poi l'inizio devastante, con un punto in sette partite e la cocente sconfitta a Pescara che fa traballare la panchina del Carletto. I dinieghi di Lucescu, Simoni e Giorgi sono un segnale premonitore, e la conferma giunta da un uomo che amava la concretezza come Renzo Zambelli ha la forza di ricompattare il gruppo e di dare ancora più forza alla squadra. Prende corpo il mito del ritiro di Praticello, che rimarrà poi caro a tutti i tecnici granata che negli anni a seguire cercheranno la ricetta per uscire dalla crisi. Inizia la rincorsa al sogno promozione che appartiene a pochi ma loro, gli uomini di Ancelotti, ci credono. Il segnale è travolgente successo sul favorito Venezia di Pippo Marchioro. Proprio lui, l'allenatore che aveva regalato ai granata la prima promozione. Appare come il passaggio del testimone. Il Giglio diventa la roccaforte della Reggiana e vittoria dopo vittoria consegna a Ballotta e compagni la possibilità di entrare nella storia.
Verona, per i milanisti come Carletto Ancelotti, porta alla memoria sgradevoli precedenti. Questa volta, però, la fatal Verona regala al Carletto nazionale la sua prima gioia da allenatore. Una promozione maturata al 31' della ripresa quando Pietro Strada, l'uomo dalla classe cristallina, indovina un tiro che s'infila nella porta difesa da Casazza. E' l'apoteosi per i tremila reggiani assiepati in curva. Un successo benedetto dalla Reggina che sperava, la domenica successiva, di trovare una Reggiana festante e di poter sbancare il Giglio per agguantare una miracolosa salvezza, come poi è avvenuto. La gioia più grande, per i granata, è aver ritrovato sul campo del Giglio, festante come un ragazzino, Romano Prodi, allora presidente del Consiglio. Al Bentegodi si era presentata una Reggiana convinta ma anche stanca per le tante battaglie sostenute. Uomini logori ma ricchi d'orgoglio e di classe. Non è stata partita vera, perché il Verona aspettava solo il novantesimo per festeggiare la sua ascesa in serie A.

Wainer Magnani