Nella rete dell'operazione Scacco Matto

Era il dicembre del 2000 quando la maxi operazione Scacco Matto colpi al cuore nuove e vecchie cosche mafiose sull'asse Reggio-Cutro. Ben 34 persone, che nelle settimane successive diventarono 40, finirono in carcere al termine di una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Emilia e di Crotone: tre arresti erano stati effettuati nel Reggiano. Nella stessa operazione, era finito in manette Grande Aracri Ernesto, arrestato in Calabria. L'attività investigativa era stata coordinata dalla procura di Crotone e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
L'operazione aveva colpito soprattutto la cosca di Cutro, capeggiata dall'allora 41enne Nicolino Grande Aracri («Mano di gomma») che aveva vissuto tre anni a Reggio, raccogliendo l'eredità dei Dragone. Un duro colpo era stato inferto anche alla cosca di Isola Capo Rizzuto, capeggiata dal detenuto Pasquale Nicoscia e retta in sua assenza da Giuseppe Iannone. Tra le accuse una serie di estorsioni e attentati incendiari nei confronti di imprenditori e commercianti reggiani e crotonesi, attentati intimidatori nei confronti dei carabinieri, traffico d'armi e stupefacenti. A Reggio si erano registrati estorsioni, attentati incendiari, furti, truffe, evasioni fiscali.
Tra gli omicidi contestati alle due cosche figuravano quelli di Antonio Simbari - che aveva tre fratelli nel Reggiano - ucciso il 21 agosto '99 al bivio Caravà di Santa Severina; di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare, del 30 agosto '99, due detenuti in semi libertà uccisi nella stessa località; di Francesco Arena e Francesco Scerbo, uccisi in un bar di Isola Capo Rizzuto nel marzo 2000. Nell'operazione erano stati impegnati 300 carabinieri e 200 agenti della polizia di Stato di Crotone, gli elicotteri dell'8º Elinucleo carabinieri di Vibo Valentia e del 5º reparto volo polizia di Stato di Crotone. I carabinieri di Reggio avevano impiegato decine di uomini del comando provinciale e operativo.