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«L’antifascismo? Conquista non eterna»

 GATTATICO. Si commemora oggi nel Museo Cervi di Gattatico il 60º anniversario dell’arresto di Alcide Cervi, dei suoi sette figli e dei loro compagni di lotta. Una giornata la cui prima parte è rivolta alle scuole, mentre il pomeriggio sarà dedicato all’omaggio da parte delle associazioni partigiane nazionali. Il 2003 è stato dedicato dall’Istituto «Alcide Cervi» alle celebrazioni degli avvenimenti che si conclusero con la fucilazione dei sette fratelli e di Quarto Camurri il 28 dicembre 1943. Un anno ricco di iniziative che si chiuderà con la visita del presidente Ciampi in programma il prossimo 8 gennaio.
 Alla vigilia dell’incontro di quest’oggi, che rievoca la data dell’arresto dei Cervi, Maria Cervi, figlia di Antenore e consigliere di amministrazione dell’Istituto, ha risposto ad alcune nostre domande.
 E’ la prima volta che l’Istituto decide di celebrare anche la data del 25 novembre 1943. Come mai?
 «Innanzitutto perché questa data rappresenta una fine, quella dei sette fratelli nella loro casa, con la propria famiglia, tra i loro affetti. Tra l’arresto e la fucilazione - spiega Maria Cervi - trascorsero 33 giorni, ma loro lì, non fecero più ritorno. L’Istituto ha accolto questo aspetto della vicenda e ha ritenuto di sottolinearlo con l’incontro di oggi. Poi c’è una ragione che riguarda gli altri sei compagni di lotta arrestati, i quali (a parte Camurri) riuscirono a salvarsi: il solo Castellucci morirà, tempo dopo, in battaglia partigiana. L’incontro di oggi è anche un omaggio alla loro memoria».
 Periodicamente, da anni, c’è un rischio di revisionismi generali, con il pretesto di discutere questi avvenimenti storici da punti di vista diversi. Quello attuale è uno di questi periodi?
 «Penso di sì, e direi che la cosa fa parte di un unico progetto: far perdere di vista la differenza della scelta tra l’idea di una società nuova e il mantenimento dell’autoritarismo e dell’ingiustizia. Non a caso queste polemiche riemergono sempre mentre qualcun altro attacca la Costituzione, che dell’antifascismo è stata l’esito naturale».
 Gianpaolo Pansa, che ha riacceso di recente la polemica, ha parlato di abusi ingiustificabili del dopo Liberazione. Cosa ne dite?
 «I delitti commessi negli anni successivi sono del tutto fuori dalla storia della Resistenza e da condannare. Ma va considerato che sono avvenuti là dove il fascismo, per tutto il Ventennio, era stato più feroce e ne rappresentano una reazione, se non giustificabile, in qualche modo comprensibile».
 Il presidente del consiglio Berlusconi ha detto che il fascismo si limitava a mandare in «vacanza» gli oppositori.
 «Le conquiste, anche quelle della Resistenza, non sono eterne e la vigilanza su di esse non deve mai mancare. La mia reazione alle affermazioni di Berlusconi è stata di aumentare l’impegno a difesa della memoria. La risposta positiva è sempre molto efficace: questa ritengo sia la migliore lezione lasciata dalla mia famiglia».
 Il testimone ora passa alle giovani generazioni?
 «Sì, e ho molta fiducia nei giovani. Spesso, però, gli strumenti che vengono loro forniti non sono adeguati. C’è bisogno dell’impegno di tutti - conclude Maria Cervi - e noi con il Museo cerchiamo di dare il nostro contributo in questo senso».
Giuseppe Febbraro