la Gazzetta di Reggio — 23 giugno 1998
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SGUMBEI in dialetto bolognese significa "chiasso", "disordine"; ma forse è "confusione" la sfumatura che meglio rende l'atmosfera di quest'ultimo libro di Loriano Macchiavelli, fondatore del Gruppo dei 13 di Bologna, soprattutto noto in Italia come creatore del personaggio, divenuto televisivo, di Antonio Sarti. "Confusione" innanzitutto temporale per il continuo dilatarsi e contrarsi del tempo in cui si svolge il pellegrinaggio del protagonista; "confusione" anche spaziale, poiché il suo cammino subisce continue soste e divagazioni, ricercate dal viandante o a lui inevitabili. La mèta è "la città": un'innominata ma evidente Bologna che nell'arco dei secoli resta immobile e silenzioso baricentro di quella "confusione", che tanta parte ha nel libro. All'anonimato del pellegrino si oppone una città dai mille personaggi con identità precise, ma che rimane con un unico enigmatico volto. Quello misterioso degli sfondi oscuri, dei quartieri bui e periferici in cui le strade giocano un ruolo attivo e primario, "causa" delle persone che le abitano e non viceversa, come in genere si suppone. Come si legge nel romanzo infatti ®le strade hanno un loro carattere e non si possono violentare. Sono come gli uomini¯. La città dai ®portici bassi e in penombra, tagliati da chiaroscuri¯ offre l'ambientazione ideale, anche se sembra assente, anche se vagheggiata o semplicemente raccontata attraverso la narrazione dei personaggi surreali, che lungo il cammino adempiono alla funzione di cantori, di aedi senza tempo. C'è qualcosa di remoto, di arcaico nello stile di Loriano Macchiavelli; una scrittura saldamente radicata nella tradizione, impermeabile alle nuove mode e fortemente legata al carattere orale, come lo sono solo quelle di certi popoli lontani. In tal senso Sgumbèi sembra prendere vita dagli antichi racconti nelle osterie, nati intorno al tepore di un camino e del lambrusco, così come certi romanzi di Ben Jelloun (benchè il suo Marocco sembri così lontano dall'Emilia di Loriano Macchiavelli) sono diretti discendenti delle fiabe delle Mille e una notte (pensiamo ai suoi romanzi Moha il folle o Creatura di sabbia): lo stesso alternarsi di personaggi, di vicende e di richiami costituiscono lo scheletro impalpabile e sfumato del racconto, in cui si susseguono episodi accomunati dal medesimo carattere misterioso. Sparizioni, omicidi, complotti e furti vengono narrati da una serie di personaggi che hanno vita breve, subito rimpiazzati dai successivi con le loro storie concatenate tra loro come scatole cinesi. Unico a ritornare nei di capitolo in capitolo è il sergente di polizia Sarti, lui stesso consapevole quanto attonito spettatore del carattere tutto particolare della città felsinea, in cui ®Il mistero si respira nell'aria, lo si trova dietro ogni colonna e ogni angolo¯. Lo strumento essenziale di conoscenza è la memoria che ®scava le immondizie¯, che non teme di addentrarsi nei meandri più oscuri del presente e del passato e che, insieme al mistero, è la vera protagonista del romanzo. Sgumbèi, di Loriano Macchiavelli Mondadori, 228 pagine, 22 mila lire
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Carlotta Magnanini