Regione Sicilia, dirigente Riscossione attacca i deputati: "Qui una politica infiltrata". E viene cacciato dall'Ars

video “Anche in questo palazzo c’è una parte della politica infiltrata, non siamo in Svezia”. Non appena il presidente di Riscossione Sicilia Antonio Fiumefreddo ha detto questa frase davanti ai deputati della commissione Bilancio dall’Ars è successo il finimondo, con urla, qualche parola grossa e il presidente della commissione Vincenzo Vinciullo che lo invita a uscire dal Palazzo. Epilogo di una seduta ad alta tensione facilmente prevedibile, dopo gli scontri fortissimi tra Fiumefreddo e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone sui deputati morosi e il caso delle cartelle di tre deputati (Nello Musumeci, Raffaele Nicotra e Nino D’Asero) che sarebbero state chiuse in maniera non regolare da alcuni dipendenti adesso indagati dalla procura di Catania: “Un attacco della mafia dall’antimafia” aveva tuonato Musumeci. Così in questo clima, la commissione Bilancio si è trasformata in un ring. “Stia zitto, se no non diamo una lira alla sua società. Decida cosa fare, se politica oppure polemica”, dice il deputato Salvatore Lentini, e Fiumefreddo ribatte: “La denuncio per estorsione, anzi, si mette a verbale che la denuncio”. "Lei è venuto qui per provocare – ribatte Vinciullo - portatelo via". Uscendo Fiumefreddo grida allo scandalo: “Mi hanno buttato fuori, sono stato preso fisicamente da alcuni assistenti che si sono persino frapposti tra me e Vinciullo che inveiva e che voleva arrivare alle mani”. (Antonio Fraschilla, video Giorgio Ruta)

Deposito gas: il governo conferma il no

Mentre una delegazione del comitato “No Gas a Rivara” ha partecipato ad una manifestazione a Cremona, il senatore del Pd, Stefano Vaccari, ha strappato al governo una specifica riguardo lo stoccaggio gas, che dovrebbe superare i dubbi legati alla liberalizzazione dello Sblocca Italia. «Anc

le misure

di Maria Berlinguer wROMA Il Consiglio dei ministri autorizza il ministro Maria Elena Boschi a porre la questione di fiducia sullo jobs act. La notizia arriva in serata e mette fine all’ennesima guerra interna al Pd scoppiata sulla riforma del lavoro targata Renzi. Che poi chiarisce: «Ora