«Gigetto così non va Meglio una metro che arrivi fino a Carpi»

Giovanni BaluganiÈ uno di quei temi che affliggono Modena da anni. L'amato "Gigetto" - o odiato, dipende dai punti di vista - continua a far parlare di sé. Il trenino, nessuno si offenda per il diminutivo, sale agli onori delle cronache solo quando manda in tilt la città, piantandosi (letteralmente) nel bel mezzo di un incrocio trafficato e proprio all'ora di punta. Oppure quando un passaggio a livello non vuol saperne di sbloccarsi, nemmeno davanti agli improperi di automobilisti infuriati. Ma quel trenino potrebbe essere un "grande treno" secondo Cna: una vera svolta per la mobilità modenese se trasformato in una tramvia metropolitana.«È utile un treno così?», si chiede l'Associazione. È utile un treno le cui «problematiche sono sotto gli occhi di tutti? Di chi lo usa, che ne lamenta i ritardi imbarazzanti e le condizioni di utilizzo precarie, e di chi lo incrocia, con tempi di attesa ai passaggi a livello inqualificabili».«Basti ricordare - prosegue Cna - l'ultimo episodio di poche settimane fa, quando il treno per un guasto si è fermato proprio in mezzo a via Rosselli, provocando un grave disservizio ai passeggeri e bloccando la circolazione stradale per ore. A tutto questo si aggiunge ora la ventilata eventualità di operare tagli alle corse».Dunque dalla politica serve una scelta coraggiosa, di quelle che richiedono lungimiranza e che non sono adatte a chi non ama il rischio.«O si ha il coraggio di sopprimere una linea che non è in grado di dare un contributo costruttivo reale alla mobilità del territorio, oppure si interviene su di essa per farne una seria alternativa al trasporto su gomma».Un bivio che Cna pone alla Regione e ai sei Comuni interessati. Già sei, perché Cna nel lotto che comprende Modena, Sassuolo, Fiorano e Formigine inserisce anche Soliera e Carpi dove, per ora, Gigetto non arriva: «Siamo convinti - prosegue l'associazione - che solo la trasformazione di Gigetto in un moderno servizio ferro-tramviario, come accaduto in diverse città europee ed italiane (Brescia, Sassari e Firenze) rappresenti un'opportunità forse unica di riqualificazione per un'ampia parte del territorio. Perché ciò avvenga, è necessario pensare a questa linea non come ad un trasporto regionale, ma come a un servizio metropolitano con veicoli più leggeri, in grado di consentire, grazie ai maggiori ratei di accelerazione e decelerazione, di aumentare, anziché ridurla, la frequenza delle corse, oltre a prevedere più fermate, a parità di tempi di percorrenza. Prevedendo, almeno nell'area urbana, di sostituire i passaggi a livello con semafori. Una tramvia di questo tipo, estesa sino a Carpi permetterebbe la sostituzione di una larga parte di quei trasporti su gomma che coinvolgono i sei Comuni attraversati da questa tramvia, un'area dove risiede circa la metà della popolazione della provincia e che conta circa il 60% dei posti di lavoro, generando quotidianamente circa 110mila spostamenti al suo interno. Senza dimenticare la funzione di rigenerazione che questo servizio avrebbe su aree urbane oggi scollegate, oltre al traino economico che eserciterebbe: un'analisi del Comune di Firenze ha evidenziato come il numero delle attività economiche, nelle aree interessate dal passaggio delle tramvie, in cinque anni sia aumentato del 10%». --