La tradizione modenese rivive sui tavoli della Secchia Rapita

MODENASerena ArbizziIl filo rosso della tradizione che passa per la tavola di un locale storico del cuore della città. Un locale protagonista di numerosi eventi importanti che oggi ritorna a risplendere. Alla guida della cucina lo chef Pietro Montanari, figlio d'arte, che nonostante la giovane età annovera. Il locale si avvale, inoltre, della consulenza e della supervisione di un altro chef stellato bolognese, Agostino Iacobucci. La riapertura del locale si colloca nel percorso di un progetto del gruppo Phi Hotels per il riposizionamento dell'albergo Phi Hotel Canalgrande di Modena di cui il ristorante La Secchia Rapita è parte.Il progetto food dell'albergo e del ristorante è sotto la direzione gastronomica dello chef Pietro Montanari e la supervisione dello Chef stellato Agostino Iacobucci.Tra le priorità del ristorante per la creazione dei piatti c'è la materia prima: «Occorre partire dal presupposto che il nostro obiettivo principale è realizzare piatti con materie prime che riguardano strettamente la tradizione e la cultura emiliano romagnole - spiega lo chef Pietro Montanari - Abbiamo un gioiello che noi stiamo cercando di incastonare in un anello. Il nostro punto fondamentale rimane l'accoglienza. Siamo consapevoli che si tratta di un processo lungo, ci vorrà del tempo, ma abbiamo le idee molto chiare. Le materie prime arrivano da una serie di fornitori piccoli e grandi del territorio. Tra questi, uno dei nostri punti di riferimento quotidiani è il mercato Albinelli. Alcuni dei nostri fornitori appartengono al segmento degli artigiani, altri sono leggermente più grandi. C'è una ricerca molto approfondita della materia prima, insomma». «Il nostro indirizzo punta alla tradizione che a Modena e in Emilia offre un panorama di ricchezza importante - aggiunge Ercolino Ranieri che ha guidato le operazioni con cui è stata rilevata la gestione dell'hotel Canalgrande, uno dei sei del gruppo - Questa non può che essere la pietra angolare di tutto il nostro percorso. Certamente ci ancoreremo alla tradizione emiliana e a quella modenese in particolare. Questo tenendo conto di un nuovo concept della cucina con cui ci proponiamo di fare risaltare i sapori, di renderli ancora più evidenti, piuttosto che rielaborarli o ripresentarli in forme che con ogni probabilità sono ormai superate». «Ovviamente, abbiamo capito che La secchia rapita era una importante opportunità da raccogliere - sottolinea Ranieri - Da quel momento abbiamo deciso di investire per riaprirlo e riposizionarlo in città, consapevoli che siamo arrivati in un contesto dove ci sono eccellenze, ci sono ristoratori molto importanti e molto bravi. Abbiamo la consapevolezza di affrontare una sfida importante. Per questo, la squadra messa in piedi ha le caratteristiche necessarie per poter affrontare questo percorso in modo vincente». --