Arriva Mick e Maranello torna a sognare «Se solo assomigliasse un po' al suo papà...»

IL RACCONTOGiovanni Balugani«Vedete qui davanti? Qui negli anni di Schumacher i maxi schermo richiamavano migliaia di tifosi per le dirette dei Gran premi. Quella passione si è persa nel tempo».Tamara indica l'area antistante il museo Ferrari di Maranello dove anche in un giorno feriale i visitatori, soprattutto stranieri, continuano a entrare. Ma lì dove sono custoditi i cimeli più importanti del Cavallino, il palmares delle vittorie Mondiali non viene aggiornato da 12 lunghi anni. Un'eternità che ha spento l'atmosfera che si respirava negli anni d'oro, quando quel tedesco vestito di rosso non si limitava a vincere, dominava. Anche qui dove il Cavallino è cresciuto fino a diventare il brand numero 1 al mondo, la passione si è raffreddata a tal punto che «quando si vince sembra un giorno come gli altri», chiosa Tamara.Immagini che contrastano con la carica e il sorriso di un ragazzo di 19 anni, che lunedì per la prima volta ha conosciuto la sua nuova famiglia, tornando in quella Maranello che aveva visto solo da bambino. Mick, figlio di Schumi, è approdato all'Academy, dove la Ferrari coltiva i piloti del futuro e si è subito messo al lavoro: «È una bella favola - dice Stefano Ravazzini del negozio Push Start - ma è presto per fare valutazioni e per dire dove possa arrivare questo ragazzo. Di una cosa sono certo. Sarebbe stato meglio se fosse arrivato alla Ferrari dopo altre esperienze in Formula 1». Davanti al negozio di Stefano campeggia un'immagine gigante di Schumi senior: «Un uomo fantastico», dice.Parole sincere, ma che tradiscono un tono vagamente malinconico. È lo stesso che caratterizza tutti coloro che parlano della Ferrari e dell'arrivo di Mick. È impossibile riferirsi al figlio senza pensare al padre, alle sue vittorie che ora sembrano chiuse nei libri dei ricordi e a quel destino beffardo che la vita gli ha riservato. Forse per questo non è ancora scattata la scintilla.«Ma fu così anche per Michael - ricorda Marino Rosa, mentre si gusta una partita al bocciodromo che si trova a due passi dalla pista - Nei primi Gran premi in Ferrari prendeva due secondi al giro da Damon Hill. Io lo posso dire perché ho vissuto il Reparto corse. I meccanici erano i primi ad essere depressi, fu lui a dire "Tranquilli, arriveremo a vincere"». E vinse. «Non conosco il figlio - prosegue Marino -, ma l'ho seguito in Formula 3 e ha fatto bene. Adesso per lui iniziano gli esami veri, la Formula 2, un test impegnativo. E poi chissà un giorno seguirà la strada di Leclerc e anche lui potrà arrivare sulla Ferrari. Ma è presto per fare previsioni».«Se sol arsavisa...». Traduciamo le parole di Luciano, che ascoltava poco distante: «Se solo gli assomigliasse un po'». E prosegue: «Qui abbiamo due miti: uno è Villeneuve, l'altro è Schumacher. Sarebbe bello tornare a sognare». Aspettative, responsabilità, ancora distanti per Mick e che arriveranno solo se un giorno dovrà sedersi al posto del padre. «Ma forse le responsabilità sono più sulle spalle della Ferrari che sulle sue - ribatte Ennio Trezza - Non è un buon momento e occorre tornare competitivi».Lasciamo la zona del museo, dove il sottofondo delle monoposto che provano in pista e dei tanti cantieri a marchio Ferrari è costante. In un bar del centro, poco distante dalla rotonda del Cavallino c'è Matteo che con tono genuino sorride: «Speriamo faccia bene e soprattutto che arrivi qualche vittoria come ai tempi del padre».Tanti altri si dicono non appassionati o non interessati. Si capisce allora quale fu la forza di Schumi, la forza di un uomo che si era calato nella grande famiglia Ferrari portando successi ed entusiasmo. Sarebbe assurdo chiedere a Mick di riportare quell'atmosfera. Eppure qualcosa nel suo piccolo lo ha già fatto. Rievocare quelle piazze in festa, rendendo il ricordo un po' meno sbiadito. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI