E al raduno del Monviso mancano Salvini e Bossi Solo duecento i militanti

Andrea Garassino / cuneo«Il Monviso è sempre nella nostra anima. L'obiettivo è ancora l'autonomia». Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e leader piemontese del Carroccio ha reso omaggio così, ieri mattina, ad uno dei vecchi simboli della Lega dell'origini, dei tempi di Bossi, insieme a Pontida e Venezia. Il Senatur non c'era, così come la sua ampolla. Non c'era Matteo Salvini, che è stato sotto la montagna simbolo del Piemonte per la prima volta nel 2014. Sull'appuntamento del Monviso, dal vicepremier, neanche un tweet. Il ritrovo leghista di inizio settembre, che si è tenuto quasi ininterrottamente dal 1996, negli ultimi anni ha cambiato luogo, slogan e portata. Nel periodo del «Bossismo» erano migliaia le persone da tutto il Nord che salivano ai 2020 metri di pian del Re, dove c'è la sorgente del Po, per un evento organizzato anche da via Bellerio. Dopo la segreteria di Maroni, il ritrovo è 200 metri più in basso, ai 1800 di pian della Regina, 4 km più a valle. Ieri c'erano circa 200 militanti, in gran parte provenienti dalla provincia di Cuneo, altri dal resto del Piemonte, pochi da Liguria e Lombardia. La «regia» è passata alla dirigenza provinciale del Carroccio. Senza un governo da attaccare, approfittando della platea tutta piemontese, Molinari ha puntato sulle prossime regionali in Piemonte: «Saranno il nostro referendum». E sulle alleanze ha lanciato messaggi a Forza Italia: «Serve chiarezza: se qualcuno va al cantiere della Tav con Chiamparino (Tajani, ndr), allora andiamo da soli. Non si possono tenere i piedi in due scarpe». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI