Interventi salvavita sui neonati con ricerca finanziata dal Rotary

Le cellule staminali per interventi salvavita nei neonati. È l'obiettivo di una ricerca finanziata dal Rotary e condotta a Modena da una squadra di specialisti. Ne fanno parte esperti di Neonatologia dell'unità operativa guidata dal dottor Fabrizio Ferrari e il laboratorio Materno-infantile del Policlinico, facente capo all'oncologo Massimo Dominici. Lo studio collaborativo intende sviluppare una nuova tecnica per i bimbi che presentano una forma di asfissia perinatale. La malattia è legata a un apporto insufficiente di ossigeno o di sangue al cervello nell'immediatezza del parto. Le cause possono essere diverse, gli effetti seri: se non affrontata in tempo, si possono manifestare danni permanenti al cervello. La patologia è poco comune, ma non rara. Ne soffrono circa 4 neonati ogni mille e mediamente ogni anno tra i 12 e i 24 bambini in provincia sono seguiti da specialisti appena nati. La squadra di ricerca intende cambiare le cure. «Attualmente si usa il metodo dell'ipotermia - ha spiegato ieri Ferrari - ovvero ponendo i bambini a temperature tra i 33 e i 34 gradi. Il metodo s'è dimostrato efficace nella riduzione del grado di sofferenza e del danno; tuttavia, alcuni bambini non riescono a cominciare entro le sei ore utili per l'intervento o perché non sono riconosciuti in tempo oppure perché vengono da troppo lontano». La tecnica è attuata all'unità di Neonatologia di Modena, a cui afferiscono i centri di nascita di Mirandola, Carpi e Sassuolo. «La chiusura del punto nascita di Pavullo contribuisce a evitare problemi», ha commentato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, indicando come vantaggiosa la possibilità di vedere la luce direttamente nel punto nascita di Modena. Il tempo può diventare la variabile principale con la nuova tecnica su cui indagano i ricercatori modenesi. «Con le cellule staminali è possibile intervenire anche a dieci giorni dalla nascita - ha ripreso Ferrari - per cui potremmo assistere bambini di altre regioni italiane». Inoltre, tali cellule potranno per il medico «aver un effetto antinfiammatorio, sviluppando la capacità di trasformarsi in cellule nervose simili o identiche a quelle scomparse». «Può diventare una metodologia valida per tutta Italia», ha aggiunto Vittorio Gariboldi, presidente del Rotary Club Castelvetro di Modena Terra dei Rangoni. Il Club ha fornito un acconto di 5mila euro ai ricercatori e li supporterà con donazioni annuali di 20mila euro per tutto il periodo degli studi. Occorrerà almeno un anno per la sperimentazione animale prima di passare a quella umana. «La sperimentazione ha rischi, ma anche potenziali grandi benefici - ha assicurato Dominici - e noi vogliamo portare avanti la ricerca, validandola con la tecnologia. Ci metteremo il giusto tempo per creare qualcosa di nuovo. È come avere in mano una supercar: bisogna saperla guidare». (g.f.)