Il Modena Fc non esiste più: radiato e fallito

di Marco CostanziniSe il 2016 era stato l'annus horribilis, il 2017 è stato quello del disastro preannunciato, la scomparsa del Modena Fc dopo 105 anni di storia senza macchia. Fondato il 5 aprile del 1912 con la fusione tra Associazione Studentesca del Calcio e Audax Foot Ball Club, la società gialloblù viene radiata dal calcio professionistico il 6 novembre 2017 ancor prima di fallire, con sentenza del tribunale di Modena in data 28 novembre. SALVEZZA VANA. L'impresa in negativo porta la firma di Antonio Caliendo, già colpevole del ritorno dei canarini in serie C dopo quindici anni di A e B, con la corresponsabilità di chi gli aveva spalancato le porte del Modena dopo tanti tentativi andati a vuoto, l'ex proprietario Roberto Casari, preferendolo al patron del Carpi Stefano Bonacini. Al termine di un campionato 2016-17 nel quale già si erano ben evidenziate le difficoltà economiche del club ancor prima che quelle tecniche della squadra, anziché fare un passo indietro l'ex re dei procuratori sceglie di farne uno in avanti, finendo però nel baratro. Sul campo il Modena era riuscito a salvarsi alla penultima giornata sotto la guida di Ezio Capuano, il tecnico scelto nel dicembre 2016 per sostituire l'esonerato Simone Pavan, rendendosi autore di un girone di ritorno che avrebbe potuto fungere da base di partenza per provare a riemergere dalle sabbie mobili. Salvezza vana, in assenza di una società funzionante.ISCRIZIONE IN EXTREMIS. Al termine del campionato le prime avvisaglie di una situazione ormai giunta al limite. Per iscrivere la squadra alla stagione successiva, infatti, Caliendo si vede costretto a compiere salti mortali incappando anche in una prima bocciatura dell'organo di controllo delle società calcistiche, la Covisoc: per sistemare il bilancio prima inserisce una partecipazione sull'area del suo club, il Mammut di via Ghiaroni, con una valutazione commerciale di 3,2 milioni e poi racimola altri 500mila euro sul filo di lana, convinto di evitare un fallimento che invece arriverà dopo poche giornate dall'inizio del campionato. Le operazioni, fatte fuori tempo massimo, costano un pesante deferimento dalla procura della Figc. Non solo, perché per la prima volta vengono accertate inadempienze nel pagamento di Irpef e Inps ai dipendenti e pure dell'Irap. Il debito complessivo tra fisco, banche e fornitori si aggira sui 5 milioni di euro. Una situazione ampiamente compromessa che dovrebbe portare ad un solo scenario: vendere la società senza pretendere nulla in cambio. CESSIONE, CHE CAOS. Dopo aver preannunciato la chiusura per la cessione del club ad un gruppo estero, il sequel di una telenovela straniera già iniziata con la trattativa per un Modena cinese condita da foto insieme a persone che altro non erano se non baristi di Nonantola, Caliendo ha la possibilità di uscire di scena: ad inizio luglio trova un accordo con il costruttore Carmelo Salerno, architetto titolare di Safim, ma nel momento della stesura del contratto tutto inizia a complicarsi e le parti continueranno a rincorrersi senza mai trovare un punto di incontro fino a quando non ci sarà più tempo per evitare al Modena un fine ingloriosa. Il club inizia il campionato ancora con la stessa società e quando ormai nemmeno gli stipendi dei giocatori riescono più ad essere pagati è già tutto scritto.Caliendo esce di scena dopo un blitz dei tifosi in sede e tenta una strada mai percorsa nel calcio, quella di richiedere l'avvio della procedura di concordato preventivo in bianco: così si materializza in città Aldo Taddeo, imprenditore venuto da Varese che altro non fa se non consegnare il Modena al tribunale, un mese dopo averlo acquistato tramite una società slovacca e vani tentativi all'insegna del "pagherò". Il preaccordo tra Taddeo e Andrea Gigliotti, artefice da anni di un progetto di azionariato popolare, è solo l'ultima tappa di una situazione disperata e surreale. Nemmeno un tentativo di salvataggio in extremis almeno del titolo sportivo tramite fallimento pilotato, di cui si fa portavoce l'avvocato Antonio Tazzioli, riesce a risolvere. SFRATTO DAL BRAGLIA. Nella triste vicenda del fallimento di una delle poche società d'Italia che ancora potevano salvarsi da tale disonore ha un ruolo cruciale anche il Comune. Mossa decisiva per portare la società al collasso è infatti la revoca della concessione del Braglia, arrivata quando il Modena aveva già indicato a Lega e Figc il proprio stadio come sede delle gare casalinghe. Caliendo, moroso per il mancato pagamento di tre rate del mutuo, non regolarizza la propria posizione e si gioca la carta Forlì, ma dopo la deroga per una gara di Coppa Italia e due di campionato arriva lo stop dei vertici del calcio nazionale. Il Modena non metterà mai piede al Braglia. Anzi, si assisterà per tre volte al teatrino dell'assurdo con la squadra costretta a presentarsi allo stadio assieme alle formazioni avversarie e all'arbitro per poi trovarlo chiuso e rimediare tre sconfitte a tavolino.I tifosi già sanno quale sarà il loro destino e davanti al Braglia inscenano il funerale del Modena Fc, con tanto di bara gialloblù, corteo ed epigrafi funebri. Il Modena viene sfrattato anche dagli uffici della sede di viale Monte Kosica, sgomberati da addetti del Comune e polizia municipale.SCIOPERO E RADIAZIONE. La fine del Modena Fc viene scritta alla quarta sconfitta a tavolino, che non arriva per i sigilli sul Braglia ma viene anticipata dalla decisione dei giocatori di scioperare dopo aver optato per la messa in mora della società. Il 5 novembre la squadra non si presenta a Santarcangelo e il giorno seguente il Modena viene radiato dal campionato di serie C come da regolamento. Ad Aldo Taddeo, proprietario che nel frattempo ha già ceduto senza alcuna comunicazione il ruolo di amministratore ad un suo uomo di fiducia, Francesco Martignoni, non resta che portare i libri in tribunale: attende più di due settimane prima di decidersi a presentare istanza di fallimento in proprio. Il fallimento viene sancito il 28 novembre ed impedirà anche a quattro formazioni del settore giovanile (Berretti, Under 17, Under 15 e Giovanissimi) di proseguire la propria attività. Si salvano invece Under 13, Esordienti e scuola calcio, per un totale di 200 bambini, grazie al coordinatore Fabio Dall'Omo e alla neonata Asd Modena 1912.