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di ROLANDO BUSSIIl 25 aprile compare il primo numero del giornale che sostituisce la "Gazzetta": si chiama "L'Unità Democratica. Organo del Comitato di Liberazione Nazionale di Modena". Il Direttore è Erminio Porta (1880-1949). La notizia più importante, giunta in redazione "all'ultima ora", è l'elenco dei componenti dell'Organo di Governo della Città e della Provincia, di cui fanno parte tutti i Partiti: ancora uniti, se pur non per molto tempo.Il Comitato di Liberazione Nazionale ha come Presidente l'avvocato Alessandro Coppi (Democrazia Cristiana); il Vice Presidente è Alvaro Fornieri (Partito Socialista), il Segretario Arturo Galavotti (Partito Comunista), il Vice Segretario il dottor Ennio Pacchioni (Partito d'Azione), e ne fa parte anche il professor Vincenzo Accardi del Partito Liberale. Nove sono le Autorità provinciali e comunali: l'avvocato Alfonso Tacoli (Democrazia Cristiana) è il nuovo Prefetto, e ha come Vice l'avvocato Nino Nava, del Partito d'Azione, e il geometra Giuseppe Fontana; il Questore è il colonnello Cova Bertazzoli del Partito d'Azione, assistito dai Vice ragionier Oscar Righi (Partito Comunista) e dal canonico Pietro Picchioni (Democrazia Cristiana). Il Sindaco è invece Alfeo Corassori, operaio, del Partito Comunista; i suoi Vice sono il conte Giuseppe Forni, della Democrazia Cristiana, e il commerciante Roberto Monzani del Partito Socialista.La Deputazione Provinciale ha come Presidente l'onorevole Gregorio Agnini, del Partito Socialista (era nato a Finale Emilia il 27 settembre 1856, e morirà proprio in quell'anno 1945, il 5 ottobre), e come Vice l'impiegato Gino Sintini del Partito d'Azione e l'avvocato Renzo Righi del Partito Liberale. Alcuni di questi uomini faranno la storia della nostra città. Cominciano le epurazioni in tutta l'Italia già liberata, e alcuni nomi di giornalisti e pubblicisti colpiscono: in Toscana Ugo Ojetti, Giovanni Papini, Sergio Codeluppi, Ridolfo Mazzucceni, Ardengo Soffici.Il 25 aprile i partigiani sfilano in città, alcuni di loro con il ritratto di Arturo Anderlini, fucilato all'alba del 22 febbraio 1944 nel poligono di tiro in Via Suore. Invito a leggere lo struggente "La casa vecchia" di sua figlia Rossana; era nata nel 1927: "La notizia che presto ci sarebbe stato il processo è giunta a casa in modo vago, impreciso. Nei giorni precedenti, mia madre ha chiesto a due importanti avvocati modenesi, Malavasi e Perroux, di sostenere la difesa, ed essi hanno accettato.Quando sarebbe avvenuto il processo? Forse domani. Forse oggi stesso, ma non si sa nulla di certo o forse, più semplicemente, non lo dicono a me. Abbiamo passato una notte insonne tutti tranne il più piccino. Filiberto ha due anni soltanto e dorme ancora nel lettino improvvisato che gli abbiamo preparato al piano terreno. Mia madre ed io siamo rimaste a casa, mentre Giorgio, mio fratello maggiore, non c'è, è andato in cerca di notizie ... In lontananza si delinea la figura di mio fratello, chiusa nello scuro cappotto invernale ..."Arturo? ...", chiede mia madre. E Giorgio dice con voce alterata: "Sta bene ... adesso ... adesso sta bene per sempre ... nessuno può più fargli del male ...". Il processo, iniziato nella notte, è anche già finito. Non hanno permesso ai nostri avvocati di entrare nell'aula. La sera precedente una ditta di pompe funebri aveva ricevuto un ordine immediato di preparate due bare. Nostro padre in quella notte era stato condannato alla pena di morte.nSEGUE A PAG. 16