Operaio licenziato all'Opera, nuova rivolta

CAMPOSANTOEssere licenziati perché iscritti ad un sindacato. È quanto denunciato dal sindacato SiCobas per Abdellatif, l'operaio di Medolla che da una quindicina d'anni lavorava per lo stabilimento ceramico Opera. Ed è quello per cui i suoi colleghi del SìCobas hanno protestato venerdì e anche ieri. Ottenendo infine di sedersi ad un tavolo in Prefettura a Modena, entro la fine dell'anno, affinché la questione venga risolta. Così almeno è stato garantito dal dirigente della polizia di Mirandola, Vincenzo Di Lembo. Presente ieri insieme a polizia di stato, carabinieri e polizia municipale dell'Area Nord che ha regolato la viabilità. Perché dalle 8 alle 12 gli attivisti dei sindacati hanno manifestato nuovamente davanti alla ditta di via Ponte Bianco. Bloccando - almeno inizialmente - anche il transito dei camion in entrata ed in uscita dalla fabbrica. Perché la riassunzione di Abdellatif da parte dell'azienda non c'è stata. E allora i sindacati si sono mobilitati di nuovo, come era prevedibile, a difesa dei tanti che come Abdellatif «vengono sfruttati e se dicono no gli viene tappata la bocca», ha detto Sonia Trigiante dei SiCobas. Da un lato le ragioni dell'azienda che sostiene di aver licenziato l'operaio a seguito di suoi errori che avrebbero compromesso la produzione; dall'altra le ragioni dei sindacati che sostengono, invece, come questo non sia che un pretesto: il vero motivo del licenziamento è che l'operaio ha comunicato la sua iscrizione ai sindacati. «Torneremo qui a protestare finchè non riassumono Abdellatif - dice Sonia - la nostra è una protesta in difesa non solo sua ma dei tanti lavoratori che vengono sfruttati e poi buttati via. È giusto che l'azienda voglia fare impresa, ma non calpestando i diritti dei lavoratori, schiacciandoli. Noi protestiamo per questo: per denunciare un problema reale». Abdellatif non è l'unico, però, ad aver avuto problemi. «Un altro operaio di Medolla che fa parte dei SiCobas è stato improvvisamente spedito a Fiorano - dicono altri attivisti, tra cui il fratello di Abdellatif- si fa quattro ore di strada tutti i giorni. Fino al 2008, poi, nei nostri contratti avevamo i premi di produzione. Ma sono stati modificati e adesso non vogliono più darceli. Inoltre Opera ha assunto tramite cooperativa dei carrellisti albanesi che fa lavorare giorno e notte. Come nuovi schiavi». Valentina Corsini