L'azionariato popolare di Gigliotti lascia il Castelvetro dopo 4 mesi

Il progetto dell'azionariato popolare "Coop Modena Sport Club" non ha avuto successo nemmeno a Castelvetro. A poco più di quattro mesi dall'ingresso in società con tanto di benedizione da parte del sindaco Fabio Franceschini, il motto "un altro modo di fare calcio", il cambio del logo del club con i colori gialloblù in bella evidenza, l'aggiunta della dicitura "di Modena" dopo Castelvetro e il progetto di essere il Modena di riserva nel caso in cui fosse fallito il vero Modena, un comunicato diramato nella tarda serata di martedì ha scritto la parola fine alla breve esperienza castelvetrese: "Dopo aver fattivamente partecipato tramite i propri collaboratori al riassetto tecnico e organizzativo dell'A.C.D. Castelvetro di Modena, il consiglio direttivo della Cooperativa Azionariato Popolare Modena Sport Club ha deciso di non completare i passaggi necessari all'acquisizione delle quote della società. Tale decisione è dovuta alle scelte di altri soggetti imprenditoriali e al venir meno delle condizioni fondamentali per la partecipazione della cooperativa al progetto del Castelvetro, le stesse condizioni sulla base delle quali l'assemblea dei soci aveva dato mandato al consiglio direttivo di portare avanti il percorso di ingresso nella società biancoazzurra. Il consiglio direttivo coglie l'occasione per esprimere all'A.C.D. Castelvetro di Modena il proprio in bocca al lupo per la stagione 2017/18". Andrea Gigliotti, presidente di "Coop Modena Sport Club", ha ovviamente rassegnato le dimissioni dalla carica di vicepresidente che gli era stata assegnata al momento del suo ingresso nel Castelvetro.Proprio il Castelvetro, che milita in serie D, oggi sarà sparring partner del Modena nell'ultima amichevole precampionato dei canarini: appuntamento a San Damaso, con fischio d'inizio alle 17 e biglietto d'ingresso a 5 euro. Da San Benedetto a San Benedetto. Domenica prossima, sciopero dei calciatori permettendo, Eziolino Capuano torna dove la sua avventura sulla panchina del Modena era iniziata nove mesi fa. Con quel prezioso pareggio (1-1) dal quale era partita la lunga rimonta. Nove mesi vissuti pericolosamente, ma molto più tranquilli rispetto a come si prospetta il futuro prossimo e anche a quello più in là. Allora ereditava una squadra terzultima in classifica, con il peggior attacco e il morale sotto i tacchetti, il tutto in un ambiente in cui la contestazione alla società era lo sfondo peggiore possibile. Oltre che sulla sua esperienza però Capuano faceva affidamento sulle promesse di Caliendo, promesse poi in gran parte mantenute: sei nuovi giocatori, tutti titolari, e decisivi, da lì a fine torneo. Nove mesi dopo invece sa che questa volta la promessa del patron gialloblù di allestire una squadra ambiziosa si rivelerà promessa di marinaio. Eziolino nostro si ritrova a comporre un puzzle sempre più difficile, nel quale alcune tessere già messe saltano via (giocatori che vogliono andarsene, altri ceduti per dare ossigeno alle casse societaria), altre si rifiutano di entrare nel mosaico anche perchè deve comprarle senza soldi. Non c'è più nemmeno un direttore sportivo, deve fare tutto lui, anche se questo ruolo di allenatore-manager all'inglese in fondo non gli dispiace. Di sicuro invece non gli aggrada il fatto di non sapere dove il Modena potrà allenarsi e, ancor più, su quale campo giocherà le partite di campionato. Domenica a San Benedetto non avrà neppure la panchina, intesa come oggetto, per una vecchia squalifica. Ma questo è il minore dei problemi. Ai problemi comunque Eziolino è abituato, anche lui, come cantava Loredana Bertè, non è uno con tutte stelle nella vita (professionale). Basta scorrere le tappe della sua carriera: Ebolitana, Poseidon, Pro Salerno, Altamura, Cavese, Trapani, Puteolana, Taranto, Nocerina, Sora, Juve Stabia, Paganese, Potenza, Messina, Eupen, Fondi, Casertana, Arezzo. Nel campionato scorso fece viaggiare il Modena a ritmo da play off, nel prossimo però tutto si presenta più complicato. I concetti espressi dalle sue frasi-totem dovranno trovare applicazioni estremizzate: in campo ci sarà davvero bisogno di "scrofe assatanate". Forse giocare "al limite dello strapazzo" potrebbe non bastare, bisognerà andare più in là. Capuano ha sempre affermato di sapersi adattarsi anche alle situazioni di ristrettezze: "Io friggo i pesci con l'acqua minerale" - è solito dire. Ok, ma l'acqua minerale gliela daranno? Mister, non si potrebbe fare con quella del rubinetto?Claudio Romiti