Sulle riforme duello Pd-Fi il dialogo appeso a un filo

di Gabriele Rizzardi wROMA «Il Pd cercherà ancora il dialogo con le opposizioni sulle riforme, ma non accetterà nessun ricatto». Parola di Roberto Speranza che, in una intervista a Repubblica, ricorda che sui dem pesa la responsabilità di essere il partito «cardine» del sistema politico e definisce «singolare» il comportamento di Forza Italia. «Questa riforma l'abbiamo costruita insieme ed è molto strano che il giorno prima dell'elezione di Mattarella fosse per tutti una buona riforma e il giorno dopo sia diventata una violazione della democrazia». Il Pd ha fatto bene ad approvare la riforma con le opposizioni fuori dall'Aula? «Nessun pentimento, rivendico la scelta» dice al Corriere della Sera il vicesegretario, Lorenzo Guerini, che parla di una prova di forza «inevitabile» e ironizza sui proclami bellicosi di Renato Brunetta: «Noi, rispetto alla minaccia dei sorci verdi, non ci agitiamo, ci attrezzeremo con qualche gatto...». I "sorci verdi" minacciati da Brunetta irrompono anche nello studio di "In Mezz'Ora " dove Lucia Annunziata gestisce il faccia a faccia tra il consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti, e il vice presidente della Camere e deputato Pd, Roberto Giachetti, per il quale il famoso patto del Nazareno è saltato perché Forza Italia è «balcanizzata, divisa in gruppi e gruppetti e Berlusconi non reggeva più la situazione». Il partito del Cavaliere è deciso a sbarrare la strada al governo? Toti nega che l'intenzione degli azzurri corrisponda a una posizione di chiusura totale. «A me pare che quelli di Fi siano sorci molto ragionevoli. Se ci propongono cose ragionevoli, noi ragioniamo. La nostra posizione è sempre stata sensata» sibila Toti. Giachetti, invece, ravvisa una certa confusione nelle posizioni assunte dai forzisti nell'ultima settimana. «Io non so se sono sorci verdi o no. Dico solo che dopo dieci minuti che avevamo trovato l'accordo per il voto finale il 7 marzo, Forza Italia ha fatto l'Aventino. Quindi, sorci verdi o meno, bisogna capire se hanno tracannato vino...» affonda Giachetti, che risponde alle accuse di correre troppo sulle riforme ricordando che il Lodo Alfano «è stato approvato in 20 giorni» e il Porcellum, nel 2005, «in due mesi». Giovanni Toti, invece, torna sul voto di tre notti fa, ricorda che il Pd ha approvato la riforma con 308 voti e fa un parallelo: «Trecentotto voti sul Rendiconto generale sono quelli per cui Napolitano chiamò nel 2011 Berlusconi al Colle chiedendone le dimissioni». Nell'attesa di capire se potrà riprendere il confronto in Parlamento, il centrodestra si prepara a salire al Quirinale martedì prossimo. «Io da Mattarella mi aspetto che ascolti le nostre ragioni» dice Toti. Brunetta, invece, è tranciante. «A Mattarella diremo che la riforma costituzionale e la riforma elettorale sono una ferita mortale alla democrazia» attacca il capogruppo di Forza Italia alla Camera, che assicura di non temere di andare al voto con il "Consultellum", cioè con il proporzionale puro, e attacca Renzi: «Non abbiamo paura delle rodomontate di questo bullo di periferia». Sul Mattinale, che è la nota politica di Forza Italia alla Camera, parte invece un ultimo appello al Pd: «Per l'amor di Dio, fermatevi! Non domandiamo inversioni ad "u", ne mea culpa scarnificanti a maggioranza e governo. Gli domandiamo di mettere la freccia e accostarsi al bordo della strada. Non per rinunciare alle riforme. Ma per modificare queste controriforme». ©RIPRODUZIONE RISERVATA