Jobs Act, licenziati con indennizzi più bassi

ROMA Confronto ma nessuna trattativa. Sui decreti attuativi del jobs act l'esecutivo illustra le sue posizioni alle parti sociali, ma chiarisce che «non ci sarà nessuna trattativa» male, malissimo, l'incontro di ieri Palazzo Chigi tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e le parti sociali. I sindacati contestano il metodo, restano sulle barricate anche sui pochi contenuti emersi e promettono di proseguire «con azioni di lotta crescenti». I rappresentanti dei lavoratori lamentano il fatto che il governo non abbia fatto sapere nulla di concreto sui contenuti dei decreti delegati. Il cuore della proposta del governo resta un «contratto a monetizzazione crescente, senza tutela reale dei diritti dei lavoratori», dice il segretario della Cgil, Susanna Camusso. «C'è stato uno sciopero di tre organizzazioni e questa è una ragione che ha indotto il governo ad aprire il dialogo, ma il cuore della proposta è che si passa dalla tutela reale dei lavoratori a un contratto a monetizzazione crescente. Non sono state fatte cifre - ha aggiunto - la sostanza è sui tempi e i modi della monetizzazione». «Si parla di licenziamenti e non di occupazione - dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo - è singolare constatare come questo provvedimento entusiasmi la parte datoriale. Aspettiamo di leggere i testi ma se le cose fossero così? promettiamo lotte crescenti».Indennizzi più leggeri in arrivo in caso di licenziamento ingiustificato: il governo sta valutando di fissare l'asticella minima in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo tra i 3 e i 6 mesi di retribuzione a fronte dei 12 attuali. Resterebbe invece invariato il tetto massimo, a fronte di una anzianità aziendale rilevante ma anche di altre condizioni, a 24 mesi. Ma questi livelli non varranno per i dipendenti delle imprese sotto i 15 dipendenti per i quali a fronte di un licenziamento illegittimo resterebbe l'indennizzo attuale variabile tra i 2,5 e i 6 mesi di retribuzione. Il contratto unico a tutele crescenti che dovrebbe essere a breve la modalità prioritaria di assunzione (eliminando per quanto possibile rapporti subordinati mascherati da collaborazione, partite Iva o associazioni in cooperativa) prevederà tutele diverse a seconda della dimensione di impresa, così come peraltro è adesso. Resta ancora aperta la discussione all'interno della maggioranza (la sinistra dem chiede maggiori garanzie) sui casi nei quali prevedere il reintegro di fronte a un licenziamento disciplinare ingiustificato a partire però dalla insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore.