Renzi: «Non lasceremo Roma ai ladri»

di Gabriella Cerami wROMA «Non lasceremo la Capitale in mano ai ladri». Alla fine di un discorso, durato quasi un'ora, Matteo Renzi sferza il colpo: «Vi aspettate che io dica qualcosa su Roma?». Ed eccola qua, con tutta la sua forza: «È troppo grande e troppo bella per lasciarla in mano a della gentaccia». I giovani democratici ascoltano e applaudono. Sono più di mille e non nascondono quanto siano scossi. Per la loro Leopolda, dal titolo "Factory 365", si sono radunati a Testaccio, nel cuore di Roma, proprio nei giorni in cui il Pd è stato travolto nell'inchiesta "Mafia Capitale". «È dura - per dirla con le parole di Nicola Zingaretti - perché il quadro che emerge è davvero allarmante ma non ci mettiamo paura. Forti di questa chiarezza - aggiunge il presidente della Regione Lazio - continueremo su un'assoluta lotta per la legalità e la salvaguardia delle istituzioni». In jeans e maglione rosso, Renzi sale sul palco. Un richiamo alle origini della sinistra? «A stare accanto a Orfini succedono cose drammatiche», scherza riferendosi all'altro Matteo, appunto, Matteo Orfini, presidente dem, dell'ala sinistra-sinistra del partito, ora commissario del Pd romano e anche lui presente alla kermesse degli under 30. Davanti ai giovani dem, a un anno esatto da quando è diventato segretario, il premier prende un impegno solenne: «Faremo pulizia» anche nel Pd. Per lui non fa differenza se dalla «terra di mezzo» emergerà un sistema criminale di «tangenti all'amatriciana o di mafiosi pericolosi», l'importante è che si «faccia giustizia, che chi ha pagato non abbia più nulla a che fare con la cosa pubblica e che chi delinque paghi la sua pena. Da presidente del Consiglio e da segretario del Pd, ogni giorno che passerà sarà un giorno in cui chiederemo che si faccia velocemente il processo». E poi ancora: «A me lo sdegno delle prime 48 ore non basta. Non mi basta che tutti facciano finta di essere sconvolti e poi non paghi nessuno». Renzi si dice "garantista" nel senso che i processi devono essere "giusti". Così difende il ministero del Lavoro, Giuliano Poletti, fotografato a una cena organizzata nel 2010 da Salvatore Buzzi. I processi devono distinguere «chi ha rubato da chi da una settimana non dorme semplicemente perché gli hanno trovato una foto di quattro anni fa. Voglio dire, farsi un selfie non è prendere una tangente, che è la cosa peggiore che un politico possa fare». Renzi poi torna a parlare del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ormai individuato come suo principale avversario. «Non possiamo avere paura di Salvini, mi riferisco alle idee politiche, non alle copertine. Io ho fatto Fonzie, lui può fare l'orso Yoghi». La platea si lascia andare a una risata. Per il premier «da una parte c'è chi affronta i problemi e li risolve, dall'altro chi li alimenta. Noi i campi rom li abbiamo smantellati, noi mettiamo 200 milioni di euro per le periferie». Neanche al Movimento 5 Stelle risparmia la stoccata. «Con il 41% del Pd alle Europee abbiamo messo la parola fine al rischio della demagogia e del populismo di Grillo», afferma Renzi, che si lascia andare a un'altra battuta: «Grazie a voi nel 2015 Grillo torna a fare spettacoli. E questo è un bene per lo spettacolo. Ora dicono che nel M5S uno non vale più uno. Ma io non penso che uno vale uno. Penso che ciascuno conta come gli altri, ma se ciascuno di voi si mette in gioco vale molto di più». ©RIPRODUZIONE RISERVATA