Renzi: «È uno schifo, subito i processi»

di Maria Beringuer wROMA «Quello che emerge dalle indagini in queste ore fa letteralmente schifo, vale come sempre la presunzione di innocenza, ma vale l'auspicio che si facciano presto i processi perché abbiamo il diritto di sapere chi ha rubato». Matteo Renzi torna sull'inchiesta "Mafia Capitale" che sta terremotando il mondo politico romano e non solo quello. E lo fa nel giorno in cui Silvio Berlusconi una volta tanto la pensa come il Movimento 5 Stelle e chiede di sciogliere il Comune e andare a nuove elezioni. Intanto a Roma la tensione resta altissima e in serata, quando Ignazio Marino riunisce il consiglio comunale per eleggere il nuovo presidente dell'Assemblea capitolina, i grillini che prima avevano rivendicato per un loro rappresentante la poltrona, dopo la elezione della Pd Valeria Basso, occupano l'aula Giulio Cesare. Un militante però fa di più e getta al sindaco un euro. «Non sono i milioni dei Mondi di mezzo ma prendetevi anche questo», dice. Ed è quasi rissa. Mentre l'inchiesta procede, Renzi che nei giorni scorsi ha commissariato il Pd capitolino, parla sulla sua newsletter. Un fiume in piena. Conferma la sua fiducia a Ignazio Marino. Poi attacca. «Non sono tutti uguali», assicura il premier. Il riferimento è a quanto è capitato a Giuliano Poletti finito nel tritacarne per una foto scattata a una cena con alcuni indagati. Un fatto ingiusto contro «un galantuomo come Poletti: prendere una tangente non è la stessa cosa che fare una foto a cena», dice. «Siamo stati noi a fare partire il lavoro dell'Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone (a proposito nessuno l'ha scritto ma proprio in queste ore è stato commissariato il Mose di Venezia), ma anche per questo credo che vada respinto il tentativo di mettere tutti sullo stesso piano», scrive Renzi. «Se ci raccontano che l'Italia è uno dei paesi con il più alto tasso di corruzione in Europa poi non ci dobbiamo sorprendere quando si scoperchia il malaffare, ben vengano allora gli scandali. Sì avete letto bene, più vengono fuori questi scandali più sarà chiaro che questa è la volta buona in cui non si fanno sconti a nessuno. Questo è l'impegno del Pd», promette Renzi. E a sera, mentre a Roma i Cinquestelle occupano il comune, Palazzo Chigi fa sapere che non ci saranno ripensamenti neanche sulla candidatura alle Olimpiadi. Intanto Marino prova ad andare avanti. Racconta di essere stato sei volte dal procuratore di Roma Pignatone per denunciare cose che non funzionavano e prova ad aprire ai grillini per una giunta di salute pubblica. Ma il terremoto giudiziario potrebbe portare allo scioglimento del comune. «È l'unica soluzione accettabile con le elezioni anticipate subito», dice Berlusconi mentre Matteo Salvini fa sapere di star lavorando alla candidatura di un sindaco leghista nella capitale. «Per sciogliere un Comune ci vuole ben altro rispetto a quello che conosco io, il Comune di Roma mi pare che sia al di fuori di queste tematiche, solamente alcuni sono coinvolti», dice però il presidente del Senato, Pietro Grasso. Gli fa eco Angelino Alfano. Il commissariamento del Comune? «È un atto molto complesso e bisogna andarci con i piedi di piombo, il sindaco Marino non è coinvolto e aggiungo che la capitale d'Italia è una città sana, non è marcia. E l'attitudine del governo non è quella di punire la città, ma di aiutare le forze dell'ordine e la magistratura a far sì che vengano punti i colpevoli», spiega il ministro dell'Interno. A Roma però i consiglieri di Ncd disertano con quelli di Fi il consiglio comunale e chiedono l'azzeramento della Giunta. Marino intanto deciderà nel week end se accettare la scorta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA