Montepaschi: fusione o aumento di capitale

ROMA Montepaschi di nuovo al bivio tra aumento di capitale e il salvataggio per mano esterna. All'indomani della dura bocciatura al Comprehensive assessment della Bce, che ha evidenziato uno shortfall (ammanco di capitale) da 2,1 miliardi, a respingere la banca è stato il mercato, che soltanto qualche mese aveva assorbito il boccone più grande della maxi ricapitalizzazione da 5 miliardi, servita a rimborsare 3 dei 4 miliardi di aiuti ricevuti dallo Stato (Monti bond), e a cercare di rimettere in pista la banca. Mps dovrà ora presentare il suo piano alle autorità di supervisione, Bce e Commissione europea. Le Authority, italiane ed europee, sono infatti già in contatto, fa sapere l'Antitrust Ue, e «la Commissione» sarà tenuta a riesaminare il piano per il rafforzamento del capitale che la banca dovrà mettere a punto entro 15 giorni (10 novembre) e realizzare non oltre 9 mesi. Alla luce dei risultati dell'Eurotower, quindi, i sacrifici finora messi a punto appaiono insufficienti. A mercati chiusi il Wall Street Journal ha ipotizzato che la Bce abbia commesso degli errori negli stress test e sia stata costretta a rimuovere brevemente i risultati di Mps dal proprio sito dopo aver scoperto un errore sul "capital ratio 2013", ma intanto gli investitori avevano già reagito con violenza in Borsa, buttando giù il titolo. A nulla è servito il divieto alle vendite allo scoperto della Consob (prorogato fino al 10 novembre): a fine seduta infatti Mps ha perso il 21,5% a 0,78 euro, tra scambi pari al 6% del capitale. Secondo gli analisti, Siena, adesso, può scegliere se varare un nuovo aumento o fondersi con un'altra banca (mentre sul mercato continua a circolare l'ipotesi di un bond ibrido). Le opzioni sono tutte allo studio, ha già fatto sapere il Ceo Fabrizio Viola, insieme agli advisor Ubs e Citigroup. E per alcune case d'affari, tra cui Equita, la strada sarà quella della ricapitalizzazione e stavolta potrebbe costare altri 1,5 miliardi. Anche perché Mps, scrivono gli analisti, «non dispone di molte alternative ad un nuovo aumento: la cessione della quota nella joint venture assicurativa potrebbe garantire un contributo di soli 280 milioni». Se così non fosse l'alternativa sarebbe l'aggregazione. Si parla di Ubi Banca, anche se il Ceo Massiah ha frenato, precisando: «Non vi è alcun dossier aperto» e «nel caso sarebbe Ubi Banca a scegliere, il gruppo ha una storia di creazione di valore». Si chiama fuori anche l'ad di Unicredit Ghizzoni. Che comunque vede future aggregazioni: «Non tanto legata agli stress test, è un processo naturale» perché «ci sono 650 banche in Italia». Tornando a Siena, per gli analisti di Ig la mancanza di un piano può alimentare la speculazione . Inoltre, «il deficit risulta essere troppo elevato da essere colmato solo con l'emissione di un bond Tier 1 o dalla cessione di rami di azienda, come Consum.it».