«C'è un bisogno di Cultura dietro questo successo»

di Michele Fuoco «Abbiamo cercato di evidenziare ancora di più le caratteristiche di Poesia Festival, cioè l'incontro fra diversi linguaggi, la presenza di alcuni dei migliori poeti italiani e internazionali e momenti di spettacolo per coinvolgere un pubblico trasversale. In modo diretto e piacevole, coinvolgiamo anche le scuole con spettacoli mattutini». Sono questi i criteri, per Alessandra Anderlini direttrice di Poesia Festival, che hanno guidato la prepazione di questo evento per il traguardo dei dieci anni. Alcuni punti nevralgici di questa edizione «La novità è il Giro d'Italia della Poesia una rassegna che parte con tre letture dedicate alle Marche, al Canton Ticino e a Trieste. È un modo per raccontare la fertilità poetica di tanti luoghi e città italiane oggi, invitando importanti autori che di quei luoghi sono originari, che li abitano e sanno raccontarli. Da guardare con curiosità anche la sezione Assonanze, dedicata ai progetti provenienti da associazioni, compagnie teatrali e musicali, gruppi spontanei, una proposta davvero ricca di appuntamenti originali». Pare ci siano meno stranieri rispetto al passato. Una scelta determinata da difficoltà economiche, o per esaltare la vivacità poetica italiana? «Lo scambio internazionale è sempre vitale per il festival, e Simon Armitage e Jamie McKendrick sono due autori di livello europeo. Per il decennale abbiamo voluto dare al festival l'aspetto di un'antologia "dal vivo" della poesia italiana contemporanea, con molti autori fra i più famosi. E nel Giro d'Italia della Poesia, i tre poeti svizzeri di lingua italiana sono ospiti internazionali che però parlano e scrivono la nostra lingua». Ritornano due nomi famosi, Nanni Balestrini e Valerio Magrelli... «Il festival di quest'anno presenta molti poeti mai intervenuti nel nostro cartellone. Abbiamo poi colto l'occasione dell'uscita del suo ultimo libro per risentire Magrelli, sempre una voce di riferimento. E a Balestrini è stata affidata la lezione inaugurale del festival, perché in lui riconosciamo il profilo di un maestro irrinunciabile». In che misura sono coinvolte le voci poetiche del territorio modenese? «La presenza di autori modenesi è ricca. A partire dai tre poeti che sono anche membri del comitato scientifico del festival, Roberto Alperoli, Alberto Bertoni ed Emilio Rentocchini, tutti e tre usciti quest'anno con nuovi importanti lavori presentati nell'anteprima del festival. Nell'anteprima, si è parlato dell'esordio di Guido Mattia Gallerani, poeta e critico emergente e direttore della rivista Atelier». Un punto di forza del Festival è la "contaminazione" della poesia con lo spettacolo. la musica, l'arte... «È uno dei pilastri del festival. Come sempre attori e musicisti importanti (penso a Paola Turci, Paolo Jannacci, Stefano Benni, Vito, Lina Sastri per citarne alcuni) saranno impegnati in spettacoli dedicati alla poesia e ai poeti. E per i giorni del festival sarà aperta la mostra "19 paintings / 19 poems" di Andrea Chiesi e Giorgio Casali, un'originale commistione tra pittura e poesia", già presentata all'esposizione di New York». C'è un appuntamento singolare, pur se non di spicco, che ti piacerebbe segnalare? «Direi "Lo show dei tuoi sogni" di e con Tiziano Scarpa e Luca Bergia e Davide Arneodo dei Marlene Kuntz, uno spettacolo onirico e visionario, tra parola, musica e immagine, sul tema del controllo dell'immaginario collettivo». Cosa ha reso importante il festival? "Il bisogno di cultura, di intrattenimento di qualità, e soprattutto quello di recuperare un diverso rapporto con il linguaggio". Dopo un decennio, sono possibili alcuni cambiamenti, per rinnovarsi? "Il festival è sempre stato in continua metamorfosi, e per svolgere bene la sua funzione deve continuare ad esserlo".