Erboristerie, settore che ha retto la crisi

Un settore che tiene e che, nonostante la crisi, consolida posizioni sul territorio modenese. Si tratta degli erboristi. «Sorto oltre 40 anni fa, l'erborista oggi è a tutti gli effetti un punto di riferimento ben riconoscibile per quanti cercano rimedi naturali – precisa Unerbe-Confesercenti Modena - In città e sul territorio sono in tutto 54 gli esercizi in attività». Si tratta principalmente di imprese individuali, che vengono condotte da donne nel 78 per cento dei casi. Poche, come dal quadro nazionale, le imprese guidate da giovani (35anni): 6 in tutto in cui i titolari hanno un'età compresa tra i 25 e i 34 anni. La maggioranza, e cioè l'87% circa, ha titolari con un'età che va dai 35 ai 74 anni, con il numero maggiore però (e sono 41 in questo caso su un totale di 54 imprese in attività) con un'età compresa tra i 45 e i 64 anni mentre le attività di stranieri risultano essere 3. Guardando allo "storico" infine si rileva che la prima erboristeria aperta sul territorio risale al 1970, mentre un vero e proprio incremento di aperture è avvenuto nel periodo compreso tra gli anni 2000 e 2009: 25 quelle aperte in quegli anni. In ambito nazionale le imprese del settore risultano essere 4.315, guidate nel 67,2% dei casi da donne e nel 10,6% da giovani; mentre il giro d'affari raggiunge i 600 milioni di euro l'anno, ovvero lo 0,4 per cento del totale della spesa delle famiglie per beni di largo consumo. Ma nonostante la resistenza alla crisi, il settore dell'erboristeria vive da lungo tempo una condizione di scarsa chiarezza normativa. «Continua a esserci grande confusione - dice Paola Paltrinieri, presidente Unerbe Modena - in relazione alla definizione del prodotto erboristico e soprattutto alla figura dell'erborista, fattore che mina le possibilità professionali e occupazionali dei laureati in tecniche erboristiche. C'è necessità di un riordino dell'intera filiera erboristica, dalle coltivazioni al riconoscimento della figura professionale dell'erborista. Dovrebbe essere un'occasione per mettere a punto, con le parti interessate, le nostre proposte di modifica, basate sulla conoscenza del settore, degli operatori e soprattutto dei rischi e dei benefici che possono derivare da corretto uso e commercializzazione dei prodotti erboristici. Crediamo sia ora che si riveda la normativa del settore tuttora vigente , ormai antiquata, sulla base degli interessi e della salute dei consumatori e non di interessi di categorie che vedono come una minaccia la crescita e l'espansione delle erboristerie e lo sviluppo di una professione per troppo tempo non debitamente riconosciuta».