Estorsione a Gomorra Indagati i produttori Tre camorristi in cella

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Una villa kitsch, color rosa pacchiano in perfetto stile mafioso. Il produttore cinematografico di "Gomorra" l'aveva scelta per girare la fiction ispirata al libro di Roberto Saviano. Nella fortunata serie televisiva il villone era di proprietà del boss Savastano, nella realtà, del boss Francesco Gallo di Torre Annunziata. La cronaca vera ha superato la fantasia del set e per aggiudicarsi quegli ambienti così coloriti, la società di produzione "Cattleya" avrebbe pagato il pizzo al camorrista: 30mila euro, l'equivalente del contratto d'affitto da versare in cinque rate da 6mila euro. Solo che il boss, a capo del clan Gallo Cavalieri, è risultato nullatenente. L'indagine dei carabinieri, coordinati dal pm Pierpaolo Filippelli della Dda di Napoli, ha portato a tre arresti: il boss già in carcere e i suoi genitori, Raffaele Gallo e Annunziata De Simone. Le richieste del procuratore aggiunto antimafia Filippo Beatrice erano nove e colpivano anche i vertici della Cattleya, tra cui Matteo De Laurentiis, organizzatore generale della società (cugino di Aurelio, presidente del Calcio Napoli e della Filmauro) e tre vigili urbani accusati di aver intascato una mazzetta per autorizzare la società a girare alcune scene in strade escluse dall'ordinanza sindacale. Per l'accusa i manager della società avrebbero ostacolato le indagini negando di aver mai ricevuto l'estorsione. Secondo gli inquirenti le intercettazioni incastravano tutti i nove indagati, il gip ha invece accolto l'ipotesi di estorsione con metodo mafioso per i tre camorristi e respinto per gli altri quella di favoreggiamento aggravato dal fine di agevolare l'associazione camorristica. Per l'episodio di presunta corruzione restano indagati i tre vigili e tre uomini dello staff della "Cattleya", Gennaro Aquino che aveva scelto la villa di Francesco Gallo come set ideale dove ambientare "casa Savastano" e aveva stipulato il contratto da 30mila euro prima dell'arresto del boss e i due organizzatori generali presenti durante le riprese, Gianluca Arcopinto e Matteo De Laurentiis. La "Cattleya" ha diffuso un comunicato in cui ribadisce la sua posizione «di assoluta estraneità ai fatti riportati». La vicenda nasce un anno e mezzo fa quando la casa di produzione individua quel villone per girare la fiction e firma il contratto d'affitto con la famiglia dei Gallo. Ma subito dopo il capo clan Francesco finisce in carcere, risulta nullatenente e l'amministratore giudiziario impone che le rate siano versate a lui e non alla sua famiglia. Dal carcere il boss detta ordini ai suoi genitori, partono le minacce alla serie televisiva: se quelle rate non saranno "onorate", le puntate non proseguiranno. I carabinieri registrano tutto, la procura formula l'accusa di estorsione. E scattano gli arresti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA