Legge elettorale, Renzi apre al M5S

di Nicola Corda wROMA Altri 15 giorni per trovare un punto d'incontro. «Non è un Rio delle Amazzoni ma un ruscello ciò che ci divide» spiega Renzi che vuole tenere a tutti i costi il Movimento 5 Stelle dentro la trattativa sulle riforme. Un'ora e mezzo di confronto in diretta streaming, tra battute e commenti sarcastici via web su un premier cui s'intravede la pancetta e i grillini che non ce la fanno ad abbandonare il sacro fuoco della provocazione. Dopo le buone intenzioni ora è si è arrivati a prendere una decisione: il segretario del Pd riconosce davanti alla delegazione pentastellata «che ci sono passi in avanti oggettivi». «I nostri ragazzi fantastici e competenti» scrive Beppe Grillo che vede avanzare la leadership di Luigi Di Maio, player indiscusso della scommessa sul dialogo con il Pd. «Prima discutiamo delle modifiche alla legge elettorale poi del resto» mette in chiaro il vicepresidente della Camera. I punti chiave già messi nero su bianco sono due: le preferenze e il premio di maggioranza da assegnare al partito e non alla coalizione. Il M5S bada al sodo e come seconda forza politica punta al ballottaggio: «Dovete riconoscere che con i nostri voti e le nostre modifiche, l'Italicum migliora» ha incalzato Di Maio. L'invito è chiaro e non viene nascosto: far saltare l'accordo del Nazareno, ma le sirene si fermano davanti al Pd che non può mandare all'aria tutto. Non ora, con la riforma del Senato in ballo. È il ruscello da guadare, Renzi mette in fila tutte le proposte e ammette che il nodo delle preferenze sarà difficile da far passare. «Porteremo il vostro contributo, prima al Pd e poi con le altre forze politiche in maniera ufficiale - assicura il segretario premier – 15 giorni di tempo e poi si decide, non perdiamo un minuto». «Comanda Berlusconi?» provoca Di Maio, Renzi replica seccato che «comanda chi ha i voti». Schermaglie a parte nessuno in questa partita intende gettare la spugna. Il Pd vorrebbe un impegno più stringente sulla riforma costituzionale, i 5 Stelle chiedono di abbandonare l'idea dell'immunità, mantenendola solo per i reati d'opinione. Il segretario Dem replica che il governo l'aveva esclusa, che lui «è l'unico a non averla», figurarsi se la difende. «Pd lento, non gli lasceremo alibi o perdite di tempo» ma «si comincia e si finisce su un tavolo» avverte Luigi Di Maio, costretto ad accettare un altro passaggio interlocutorio e dunque le due delegazioni si rivedranno una terza volta. Tra i suoi però emerge il malumore: «Ci stanno prendendo in giro non capisco e non accetto i motivi di questo dialogo» dice Giuseppe D'Ambrosio. Renzi sa del passaggio stretto che deve affrontare e tuttavia sfida Grillo: «Vedremo se riescono a portarsi tutti dietro, bisogna chiedersi cosa accade al loro interno». ©RIPRODUZIONE RISERVATA