«Il vertice ha segnato un cambio di passo»

di Andrea Di Stefano wROMA «Indubbiamente si è trattato di un vertice che ha segnato una svolta positiva per il nostro Paese. Adesso la scommessa è tutta nelle nostre mani». Giacomo Vaciago, docente di economica monetaria all'Università Cattolica di Milano, è estremamente convinto che si sia trattato di «un vero cambio di passo». Si riferisce al documento finale del Consiglio che lascia presagire una flessibilità sui parametri deficit-Pil? «No, prima di tutto credo che ci si debba soffermare sul dato politico. Si è creato un forte asse Roma-Berlino e sono rimasti fuori un isolato, Hollande, e un escluso, Cameron, che cercava un asse con Washington ma dagli Usa non c'è alcun interesse a ricostruire un rapporto privilegiato con Londra come ai tempi di Reagan e Thatcher. Mi sembra chiaro che questo sarà l'asse che governerà l'Europa per i prossimi anni e non era scontato sino a pochi mesi fa». Un risultato legato anche al successo del Pd alle elezioni Europee? «Non solo, perché qui bisogna considerare prima l'esito delle elezioni tedesche, con la Spd al governo con la Merkel, e il risultato complessivo del voto europeo che ha portato ad una maggioranza di centrosinistra che governerà il Parlamento. Schulz non ha rivendicato la guida, ha concordato che non si doveva disprezzare il Parlamento e ha accettato la guida della Commissione per Juncker. E poi c'è il risultato degli euroscettici che sono un termometro di un disagio vero: non vanno sottovalutati perché sono la cartina di tornasole di milioni di giovani che si considerano senza futuro. Abbiamo privilegiato solo la stabilità, cioè non danneggiare il prossimo, mentre la crescita è stata interpretata come un compito a casa, con il rischio di costruire una gabbia e buttare via la chiave. Questo sistema non ha funzionato e adesso bisogna cambiare completamente registro» Da questo punto di vista come giudica l'ipotesi di una maggiore flessibilità sui parametri? «In sé non credo che sia l'elemento più importante. Tutti i nodi stanno venendo al pettine: c'è bisogno di fare investimenti, come dimostra la drammatica caduta della capacità produttiva. Ma senza crescita prima o poi chiudi gli ospedali e revochi le pensioni. Anche i tedeschi, che oggi non hanno in casa questo dramma, sanno che sono indispensabili gli investimenti». Professore come si potrebbe uscire dal rischio avvitamento? «Con gli investimenti. Noi in tre mesi abbiamo fatto più che negli ultimi 25 anni: con le leggi delega abbiamo posto le basi per togliere i freni a mano. Abbiamo solo cominciato ma siamo sulla strada giusta. Adesso bisogna essere conseguenti perché per i tedeschi mantenere la parola data è molto importante. Se non sei coerente la reazione può essere molto negativa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA