Beni-servizi, scure sugli enti locali

di Andrea Di Stefano wMILANO La scure di Pasqua è nascosta in un articolo del Decreto Irpef, il 46: si tratta dei tagli previsti a "beni e servizi". Comuni e Regioni, dovranno garantire buona parte dei 2,1 miliardi di euro di tagli all'acquisto di beni e servizi posti a copertura della manovra per gli sgravi dell'Irpef. «Lasciamo alle singole regioni, enti locali e per alcuni aspetti ai ministeri 60 giorni di tempo: se siete in grado di farlo voi è meglio, se no interveniamo noi individuando le sproporzioni dai costi standard». Matteo Renzi non ha usato mezzi termini presentando l'intervento. Settecento milioni, secondo le ultime bozze, dovranno arrivare dalle Regioni e dalle Province autonome, altrettanti da Province e Comuni (almeno 360 milioni da questi ultimi), il resto ce lo metterà lo Stato. Per raggiungere questi obiettivi, le amministrazioni saranno autorizzate a tagliare del 5% anche i contratti in corso. Non solo. Entro sessanta giorni dovranno mettere on line ogni singola spesa sostenuta. Se Comuni, Regioni, Province, ma anche i ministeri, non riusciranno a individuare i "tagli selettivi" nei loro bilanci in grado di garantire i risparmi indicati nel decreto, allora scatterà la clausola di salvaguardia, vale a dire i temuti tagli lineari. Il contributo non sarà comunque limitato soltanto alle amministrazioni, anche le società controllate dovranno contribuire. Per loro è previsto un contenimento dei costi operativi del 2,5%. Non sono risparmiate le regioni a statuto speciale che dovranno contribuire con una riduzione dei trasferimenti almeno del 10% ma l'asse principale della riduzione della spesa dovrebbe avvenire mediante la riduzione delle stazioni appaltanti: dalle attuali 32mila a non più di 40-50 centrali d'acquisto. La ragione è presto detta: gli acquisti delle pubbliche amministrazioni negli ultimi anni sono passati da 85 a 140 miliardi, di cui circa la metà riguardano la sanità, mentre i contributi viaggiano intorno ai 40-42 miliardi l'anno, e di questi 40 miliardi complessivi 14 riguardano FS, Anas e trasporto pubblico locale, 17 sono contributi erogati direttamente dalle Regioni e 11 quelli dello Stato. Il taglio della spesa per acquisti potrebbe essere realizzato soprattutto passando all'adozione dei costi standard, fissando cioè che un bene (garze o articoli di cancelleria) non può essere pagato da una regione o un Asl più di quanto stabilito dai valori medi. L'analisi effettuata dall'Agenzia per i servizi regionali sulle gare d'appalto aggiudicate tra il 2010 e il 2011 evidenzia delle distanze spaventose: aghi pagati tra un minimo di 9 centesimi e un massimo di 2,5 euro, con una differenza del 177%, suturatrici monouso da 188 a 520 euro, ospedali che pagano 284 euro per una protesi d'anca e altri che pagano 2.575 euro, con una differenza dell'806%. Se non si interviene su questo terreo - è il messaggio del premier - diventerà inevitabile il taglio dei servizi o l'incremento dei ticket sanitari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA