Distretto, in un anno hanno chiuso ben 467 aziende

di Serena Arbizzi Dall'inizio dell'anno e fino al 30 novembre scorso sono state 467 le aziende che hanno chiuso i battenti, di cui 321 a Carpi e 146 con sede fuori città, ma operatività alla Corte dei Pio. Questo dato catastrofico accompagna il grido di dolore e l'appello accorato che Rete Imprese Italia, che riunisce le associazioni Cna, Lapam Confartigianato, Licom Fam, Claai, Confesercenti e Confcommercio, lancia in vista del bilancio comunale 2014. Tanti i punti all'ordine del giorno della ricetta di Rete Imprese Italia per sostenere le aziende in questo periodo estremamente complicato in cui il 63% delle nuove aziende, come risulta da dati provinciali, ha una vita media che oscilla tra gli 11 e i 12 mesi. «La pressione fiscale sulle aziende è arrivata a livelli insostenibili - attaccano Giorgio Vecchi di Confcommercio, Maurizio Lusvardi di Confartigianato, Valerio Forghieri di Confesercenti e Roberto Zani per Cna - l'incidenza delle imposte sul costo del lavoro impedisce la crescita dell'occupazione. Regione, Provincia e Comuni, dal 2008 hanno quasi triplicato il prelievo sui contribuenti. Anche a Carpi il Comune manca di lungimiranza: nel 2012 la sola Imu ha generato un gettito aggiuntivo di oltre 7 milioni di euro rispetto all'anno precedente, determinando anche un avanzo di amministrazione di un milione e mezzo. Nel 2013 anche la Tares con la quota aggiuntiva sui servizi indivisibili andrà a prelevare altri 1,3 milioni dalle tasche dei contribuenti carpigiani. E tagliare è possibile: un esempio virtuoso è Castelfranco dove l'Imu sugli immobili destinati ad attività produttive è appena stata abbassata di 2 punti percentuali… Chiediamo dunque una riduzione dell'imposizione fiscale già dal 2014, così come una riduzione dell'Imu per attenuare il salasso Tares determinato dalla perdita di detrazione Iva combinata con il prelievo tutto nuovo dei servizi indivisibili». Un altro tema fondamentale a Carpi è la sicurezza. «L'impiego efficace dei vigili di quartiere sarebbe già un tentativo di risposta ad una criminalità che a Carpi non era mai arrivata a livelli come quello attuale - aggiunge Lusvardi - una volta una rapina in banca, in città faceva notizia, ora è all'ordine del giorno. Un aumento, quello della delinquenza, che va di pari passo con il rischio sommerso dell'usura, che affligge soprattutto le piccole aziende in crisi». Le associazioni chiedono poi che si valutino progetti di integrazione tra Comuni confinanti, per fare maggiore integrazione tra servizi, ma anche tra parte di servizi stessi. Altro punto cruciale: la valorizzazione dei centri storici. «Alcuni negozi in centro si svuoteranno a fine anno - chiosa Giorgio Vecchi - chiediamo maggiore elasticità: ci sono esercizi che non possono aprire, ad esempio, perché mancano 20 centimetri d'altezza negli spazi del negozio quando in altre parti d'Italia ciò non viene richiesto… Serve maggiore lungimiranza da parte di chi ci amministra».