Transmec: «Paralizzati dal giudice»

di Felicia Buonomo Rimanere impantanati nel marasma delle lungaggini della giustizia italiana, avere i conti bloccati in attesa di una sentenza che arriverà chissà quando. Di casi del genere, probabilmente, ve ne sono molti. Ma per alcuni la lentezza del giudizio può significare rischiare di chiudere la società. È la vicenda della Transmec di Campogalliano, colosso del mondo dei trasporti, fondata oltre 150 anni fa e che fattura oltre 250 milioni di euro all'anno, dando lavoro a più di 2mila persone, di cui 800 diretti. Una storia che parla di cause e contro-cause, che rischia - ed è questa la vera denuncia da parte dell'azienda - di bloccare l'operatività aziendale. È da luglio, infatti, che su Transmec pende un decreto ingiuntivo che blocca i pagamenti, da parte di suoi clienti fornitori, per 40 milioni di euro. Per comprendere la vicenda occorre ripercorrere tutte le tappe, passando anche per alcuni aspetti legati alla legge e a modifiche legislative intervenute nel corso degli anni. Nel settore dei trasporti (quello, appunto, in cui opera la Transmec di Campogalliano) nel 1974 veniva istituito il sistema delle tariffe cosiddette "a forcella", secondo il quale per determinari trasporti di merci su strada il compenso doveva rientrare all'interno di tariffe prestabilite nel minimo e nel massimo. Un sistema che nel 2005 (con decreto legislativo numero 286) venne abolito, perché considerato lesivo del principio della libera concorrenza. Ma qualche anno dopo con una ulteriore modifica legislativa si ristabilisce, di fatto, un sistema di tariffe minime, «in palese violazione - è quanto sostiene l'azienda di Campogalliano - del principio di libera concorrenza, sancito peraltro dall'articolo 3 della nostra Costituzione». È a quella modifica legislativa, tuttavia, che la Powertrans, a cui la Transmec si è rivolta dal 2010 al 2012 affidandole vari trasporti di merce per oltre 2,5 milioni di euro, si è appellata per chiedere al cliente l'importo di oltre 1 milione di euro, rivendicando le differenze tariffarie. Ed è qui che ha inizio l'incubo di Transmec. «Nessuno mette in discussione l'operato della magistratura – tiene a precisare Danilo Montecchi, titolare della Transmec – ma è da luglio che mi trovo con i conti correnti e i pagamenti di miei clienti, come Ferrari e Cnh, bloccati. Nel mese di agosto ho persino rischiato di non pagare gli stipendi ai miei dipendenti». Cosa è accaduto, concretamente? Transmec e il suo legale, l'avvocato genovese Roberto Dolcino, si sono presentati davanti al giudice con una fideiussione bancaria, come garanzia della volontà di pagare qualora la sentenza sia sfavorevole, o viceversa si sono offerti di pagare subito il milione richiesto da Powertrans, ma chiedendo in cambio una fideussione come garanzia. «Ci è sembrata la cosa più opportuna – spiega l'avvocato di Transmec, Dolcino – visto che parliamo di un'azienda, la Powertrans, che a noi risulta non avere depositato nemmeno i bilanci negli ultimi anni, nonostante sia un obbligo di legge. L'inottemperanza a questo obbligo, per tre anni consecutivi, comporta la cancellazione della società. Per questo avevo offerto o richiesto la fideussione per tutelarci, visto che in caso di vittoria, e il giudizio durerà sicuramente più di tre anni, ci ritroveremmo a pretendere soldi da una società che non esiste più. Ma la risposta del tribunale di Modena è stata il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, grazie al quale Powertrans ha avviato varie azioni esecutive nei confronti di Transmec». Significa che Powertrans ha notificato atti di pignoramenti verso clienti di Transmec e banche con le quali l'azienda ha rapporti. Si parla di sette banche, i cui conti correnti sono stati bloccati; nove aziende davanti al tribunale di Modena, un'azienda al tribunale di Forlì, sei a Reggio Emilia e tre al tribunale di Bologna; tutte clienti di Transmec, tra cui nomi come Ferrari e Cnh. L'importo sottoposto a pignoramento nei confronti di ognuna delle 26 aziende ammonta a 1,5 milioni di euro (la legge consente di vantare il credito nei confronti di chiunque, per un importo aumentato del 50%), che moltiplicato per 26 porta il blocco a quasi 40 milioni di euro. In sostanza la Powertrans si è rivolta ai clienti di Transmec e, con l'atto di pignoramento, impedisce loro di pagare quanto dovrebbero dare a Transmec a fronte della fornitura del servizio. «Ci sembra ingiusto – spiega Montecchi – l'importo che Powertrans pretende da noi, circa un milione di euro. Dai nostri calcoli, forse la differenza tariffaria poteva arrivare a 100-150mila euro. Ma da qui, ad arrivare al blocco di 40 milioni di euro diventa veramente difficile da gestire. Così io rischio la chiusura della società. Fortunatamente riusciamo ancora ad andare avanti ma, lo ripeto, abbiamo anche rischiato di non pagare stipendi».