«La cultura non ceda all'economia»

di Chiara Bazzani wMODENA Tra il 2007 e il 2010 è stato svolto a Modena il progetto "Campo della cultura", una ricerca di analisi della situazione culturale di Modena dell'ultimo cinquantennio, studiandone le politiche, l'organizzazione e gli spazi culturali. Coordinatori di questo progetto sono stati Andrea Borsari, professore di Estetica, Vando Borghi, sociologo, e Giovanni Leoni, storico dell'architettura, docenti presso l'Università degli Studi di Bologna. Nei giorni scorsi, presso la biblioteca Delfini, è stata avviata una discussione pubblica su questi temi, rivolta alle istituzioni, agli operatori del settore e ai cittadini; un'iniziativa che si affianca alla riflessione sull'Europa avviata dal progetto "Il Ratto d'Europa", promosso da Ert Fondazione. Prof Borsari, cosa emerge dalla vostra analisi? «Abbiamo messo a fuoco una caratteristica di oscillazione tra due atteggiamenti culturali principali: la capacità di creare reti di relazioni importanti nel sistema della cultura da un lato, momenti di arresto e di occasioni mancate dall'altro. Quello che vorremmo discutere, nel corso dell'incontro, è che cosa ha senso fare, quali risposte si possono dare affinchè l'organizzazione del sistema della cultura si possa riattivare». Da dove si può partire, secondo lei? «Ad esempio dalla modalità generale di riflessione su questi temi. La visione deve essere quella della crescita civile della comunità in cui operi, la capacità di dare a tutti strumenti di conoscenza. Se invece prevale una logica schiacciata sulla dimensione economica, e non si tiene conto che questo è un campo in cui bisogna costruire senza uno scopo diretto di mercato, si perde di vista la possibilità di costruire un sistema che regga a lungo termine. A Modena si è costruita, tra gli anni '90 e inizio 2000, una rete di istituzioni che hanno operato nel campo umanistico, dall'apertura della Facoltà di Lettere e Filosofia, alla Scuola Internazionale di Alti Studi della Fondazione S. Carlo, all'importanza che ha acquisito, come momento terminale di questo processo, il Festival della Filosofia. Per reggere la sfida della dimensione internazionale, in un periodo come questo di crisi e di risorse limitate, occorre stabilizzare questa rete di istituzioni in un livello superiore, più consolidato, altrimenti la difficoltà per tutti questi sistemi di avere delle risorse sufficienti, farà sì che questo processo, avviato con forza e interesse rischi di venire meno». Qual è il rischio? «Oggi il rischio è quello di appiattirsi in una logica del marketing, del cercare un marchio, invece, la forza di questa città negli anni passati, specialmente tra gli anni '70 e '80, è stata quella di tenere un ambiente creativo, e fino a qualche misura spontaneo, che nasceva dalla mescolanza delle realtà più diverse, avanguardie artistiche, teatrali, attività negli ambiti dell'industria della meccanica, del design».