Senza Titolo

di Chiara Bazzani wMODENA Si tiene oggi, dalle 17.30 al Teatro S. Carlo, l'ultimo appuntamento del ciclo di conferenze sull'Europa organizzato dal Centro Studi Religiosi della Fondazione Collegio San Carlo. Un'iniziativa che rientra nell'ambito del progetto Il Ratto d'Europa, promosso da Ert Fondazione. L'incontro di oggi "Origine dell'Europa. Il cristianesimo e la genesi della modernità" sarà tenuto da Paolo Prodi, professore emerito di Storia Moderna all'Università di Bologna, che ha dedicato ricerche allo studio dello sviluppo delle dottrine politiche nell'Occidente cristiano e nell'Europa moderna. Prof. Prodi, lei si è occupato nelle sue ricerche di studiare i processi che hanno portato alla genesi dell'identità europea. Qual è il suo punto di vista? «La visione più diffusa è che in qualche modo il processo di formazione dell'Europa sia un processo di secolarizzazione che parte dalle origini cristiane arrivando poi all'illuminismo, allo stato di diritto e alle moderne costituzioni. Questa è una visione tradizionale che ha i suoi fondamenti, ma che è utilizzata sia a vantaggio di coloro che insistono sulle radici cristiane, quindi con una visione un po' confessionale della storia dell'Europa, sia da parte dei laici, che invece pongono l'accento sulla secolarizzazione. Nelle mie ricerche io ho invece sempre cercato di indagare una realtà che penso sia dell'identità europea nel senso più profondo. Cioè, che l'Europa sia nata proprio dalla tensione tra questi due poli». Un'identità europea risultante da un continuo processo dialettico tra la sfera del sacro e quella della politica? «Io qui inseguo un po' le idee di Max Weber, cioè esiste una demagificazione del mondo, che mostra la presenza di un sacro "altro" rispetto al visibile. Quindi non un'espulsione in qualche modo del sacro, ma una sua recinzione. Con la dottrina dei sacramenti, di un sacro che è amministrato dalla Chiesa e che in qualche modo sottrae il pensiero religioso dal mondo magico, si afferma il trascendente, e questo permette all'Europa di sviluppare l'osservazione del mondo e della società in quelli che sono gli elementi della modernità». L'inizio dell'epoca moderna viene di solito fatto coincidere con la fine del 1400, periodo in cui ci furono le grandi esplorazioni geografiche e la nascita degli Imperi Coloniali, la Riforma Protestante, la formazione degli Stati Nazionali. Le sue ricerche vanno però in una direzione leggermente diversa. «Questo processo parte nel Medio Evo. C'è già la divisione del potere con la riforma gregoriana, nell'XI secolo dove, da una parte si afferma un papato che è portatore di una sua identità, ma anche in qualche modo afferma il suo monopolio del sacro, dall'altra c'è l'Impero che comincia a sviluppare una politica intesa come tecnica, come costruzione dello stato. Tra questi si inserisce il terzo polo di questa dialettica, che è il mercato». Che ruolo ha il mercato? Tra il XII e il XIII secolo, nasce l'economia monetaria, il mercato come luogo collettivo di scambio delle merci e di fissazione del loro valore. Si esce dall'economia locale e si sviluppa il credito e le banche. Questo terzo polo dell'economia monetaria, che io chiamo la repubblica internazionale del denaro, diventa un terzo potere svincolato dalla politica e dal sacro, anche se rimane in dialettica con entrambi. Il mercato non coincide con il potere politico sul territorio, e questo è importante anche come riflessione sull'oggi».