L'Europa: una realtà che è un ponte gettato tra passato e futuro

di Franca Baldelli * wMODENA «L'Europa non è vecchia è antica. Ha ricevuto il nome venticinque secoli fa... La civiltà greca ha proposto alcuni valori fondamentali… L'Impero romano ha diffuso una lingua che ha dato vita all'insieme delle lingua romanze… il diritto... e l'architettura...». (J.Le Goff). Il Medio Evo riconoscendo la legittimità dei profitti, la speranza del Purgatorio ha permesso un ritmo di grande mobilità e le conseguenze dell'incontro fra uomini di diverse lingue, cultura e religione sono state incalcolabili. I documenti dell'Archivio Storico del Comune di Modena possono testimoniare la diffusione, in questa Europa che va dalla Scozia alla Sicilia all'Ungheria, di abitudini che si ritroveranno sempre nei costumi europei. Attestano fin dal Medio Evo la numerosa presenza sul territorio di monasteri, hospitali, osterie e ricoveri di mendicità sorti per ospitare viandanti, primi fra tutti i pellegrini, che con i loro racconti, le loro storie, i diversi costumi furono di insegnamento, oltre che di diletto e incisero in modo significativo sulle pratiche quotidiane. Tra i grandi viaggiatori del passato i pellegrini occupano un posto di rilievo. Si tratta di movimenti straordinari di folla che si sposta da una regione all'altra, approfittando delle strade che innervavano la penisola, da un paese all'altro lasciandosi coinvolgere emotivamente. Fin dall'Età romana la viabilità nella pianura modenese e reggiana appare un nodo viario di notevole importanza come testimoniano le cronache di alcuni pellegrini che diligentemente annotavano il percorso da loro praticato per raggiungere le meta più importante: Santiago, Roma o Gerusalemme. Tra le strade che portavano a Roma di primaria importanza era la Via Francigena che venne percorsa per almeno sette secoli da sovrani, imperatori, religiosi, gente comune. Mercanti, missionari e pellegrini cercavano per tempo di familiarizzare con i primi rudimenti dell'idioma straniero che avrebbero incontrato. Furono anche redatti manuali di conversazione. Così, nel corso del Medio Evo, la maggior parte della popolazione che non aveva l'esigenza di andare oltre il proprio villaggio, si imbatté in forestieri che erano in grado di raccontare di paesi lontani e caratteristici e di diversi usi e costumi. Secondo alcuni storici, la vita dei pellegrini era monotona e tutt'altro che confortevole. Durante il viaggio dovevano digiunare, rinunciare al consumo delle carne, rimanere solo una notte nello stesso luogo, trascurare unghie e capelli, non fare bagni caldi e non dormire in letti comodi. Le ultime due raccomandazioni potevano aiutarlo a resistere alle seduzioni dell'altro sesso. La chiesa metteva in guardia (soprattutto le donne) dai pericoli delle strade, ma invitava milioni di persone in terra straniera. Numerosi sono i racconti di incidenti, anche gravi, verificatisi in prossimità dei santuari. Non mancavano borseggiatori e tagliaborse. Ancora a metà '700 Nelle Memorie anonime della città di Modena si legge che tra le Confraternite modenesi, quella delle Stimmate ebbe confermato il permesso di alloggiare "quelli che volessero … e i pellegrini che capitassero in città in quel modo che lo faceva l'Opera dei Mendicanti". Nel 1757 l'istituzione passò ad avere solamente carattere religioso per mancanza di fondi; fu una grave perdita perché alla cena dei pellegrini era "un piacere andare e la gioventù aveva un'occasione assai vantaggiosa di imparare, perché capitandovi pellegrini di tutte le nazioni, i dilettanti e li studiosi di lingue avevano campo di esercitarsi parlando con essi" e i cittadini di divertirsi (Atti della Comunità). * Responsabile del Servizio Archivio del Comune di Modena