Case costruite sulla sabbia: così la Bassa rischia ancora

FINALE "Perché è sismica la nostra pianura? E cosa ci possiamo fare?" è stato il titolo della relazione a cura del prof di geomorfologia Marco Bondesan dell'Università di Ferrara. Il docente, grande esperto della nostra terra, ha parlato sabato pomeriggio nella sede del Coc di via Monte Grappa. E ad ascoltarlo c'erano oltre 200 persone, intervenute anche da fuori provincia, per partecipare e ascoltare il convegno organizzato dall'associazione culturale Carc. Tanti i dubbi e la voglia di ottenere chiarezza sulla natura geologica del territorio e i motivi che hanno innescato il terremoto, arrivato in una zona da sempre considerata abbastanza immune tanto che la classificazione dell'area - e di conseguenza le metodologie di costruzione di case e capannoni - non era valutata ad alto rischio. Il professore Bondesan, dopo una vera e propria lezione sugli eventi sismici, ha proposto uno screening dei paesi emiliani colpiti, parlando del sottosuolo e delle sue caratteristiche. «Le città della pianura padana - spiega il docente - si sono sviluppate sui dossi fluviali, molto buoni per gli insediamenti per tre motivi essenziali: la sabbia, su cui costruire, in mancanza di un terreno roccioso o ghiaioso, che è meglio dell'argilla; la presenza di pozzi con acqua più buona, che arriva da falde nei vecchi corsi fluviali; e l'altezza di questi dossi, strategica per il controllo del territorio. Ma questi vantaggi - analizza sempre il professore - diventano svantaggi durante il terremoto. Finale è il paese con il maggiore intreccio di vecchi corsi fluviali, questi intrecci causano un fragile strato, che con la presenza di sabbia nel sottosuolo, più instabile di un terreno roccioso, può provocare i famosi fenomeni di liquefazione». Ma Bondesan non si è tirato indietro neppure quando ha dovuto spiegare e parlare dello stoccaggio gas di Rivara che tanto ha fatto e sta facendo discutere. Bondesan ha le idee chiare e ribadisce il concetto già espresso in questi anni da tanti esperti: «È sbagliato immettere qualcosa nel sottosuolo dove non c'era, si andrebbe a modificare degli equilibri geologici che potrebbero causare gravi danni. Ho letto le recenti dichiarazioni dell'azienda che frenano sul futuro dell'impianto, ma non bisogna abbassare la guardia. Hanno soltanto tolto il progetto dalle loro priorità, ma gli intenti ci sono ancora». Manuele Palazzi