Collezione di immagini per leggere la realtà con il Ratto d'Europa

di Filippo Maggia* Parlare di Europa significa riflettere su di un'identità comune e sui sentimenti che legano l'individuo al proprio territorio, su una collettività sempre più allargata, associata a un'idea di nazione che nel tempo ha visto mutare le proprie connotazioni rivelandosi, soprattutto in epoca recente, un concetto di non facile definizione. La fotografia è interprete diretta di queste riflessioni, che trovano nell'immediatezza della visione un canale privilegiato per portare alla luce questioni complesse e spesso irrisolte che riguardano l'uomo contemporaneo. Una collezione corposa ed eclettica come quella della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena - cuore iniziale del progetto Fondazione Fotografia Modena - è emblematica di questa funzione culturale svolta dall'immagine artistica non solo a livello locale, nella fruizione quotidiana dei progetti espositivi e formativi promossi, ma anche attraverso il dialogo continuo che viene creato con artisti, istituzioni e altre realtà internazionali. Tra i diversi temi che emergono nella raccolta, per esempio, quello dell'identità geografica ben rappresenta l'instabile condizione contemporanea, in bilico tra una forza centrifuga che spinge ampie parti dell'umanità a lasciare i propri luoghi di origine e un'opposta forza centripeta, intensa quanto la prima, che induce non solo a restare, ma a respingere chiunque tenti di entrare nel proprio territorio. La stessa ambivalenza contraddistingue le fotografie di Alexandra Croitoru, artista rumena che nella sua serie ROM (2004) presenta una serie di autoritratti scattati su paradisiache spiagge tropicali. Potrebbero essere foto-ricordo di una vacanza esotica, immagini pubblicitarie di una nuova marca di costumi da bagno, se non fosse che l'artista indossa un passamontagna con i tre colori della bandiera del suo paese, elemento destabilizzante che caratterizza tutti i ritratti proiettando il lavoro su un piano opposto. Con ironia, l'artista chiama in causa il nazionalismo storico rumeno, che dall'estremismo del 1989 segnato dallo slogan "il mio Paese non è in vendita" è slittato in anni più recenti all'euforia esterofila che ha accompagnato l'ingresso nell'Unione Europea. Il lavoro indaga i confini instabili dell'identità nazionale, categorizzazione talvolta così connotata nell'immaginario collettivo da divenire quasi una maschera spersonalizzante, denunciando allo stesso tempo le contraddizioni di un mondo globalizzato, formalmente aperto a tutti ma carico nella realtà di pregiudizi e discriminazioni. Coinvolta in una ridefinizione continua, l'identità collettiva si ritrova riflessa nella storia dei suoi simboli, spesso oggetto di molteplici trasferimenti di valore e di significato. Dimenticati o recuperati, essi rimandano alla memoria stessa di un luogo, ripercorrendo traumi, speranze e trasformazioni. Sono numerose le opere - dell'Est Europa in particolare - che indagano il rapporto della società con il proprio passato. Un lavoro dell'artista ceca Swetlana Heger dal titolo Animal Farm (2007) racconta la curiosa storia delle piccole statuette di bronzo collocate nei parchi berlinesi, realizzate - secondo la ricostruzione dell'artista - dalla fusione della statua monumentale di Stalin che si ergeva sulla Karl-Marx-Allee, rimossa in seguito all'ufficializzazione del rapporto Kruscev sui crimini del gerarca sovietico, nel 1961. Le fotografie invitano a riflettere sulle continue contaminazioni della storia che lascia residui, non solo politici ma anche fisici, oggetti di riciclaggio e di costruzioni mutevoli di significato. A volte provocatorie, altre invece più intimamente riflessive, le opere che compongono la collezione aprono interrogativi sul nostro modo di interpretare la realtà, questioni aperte la cui risposta - quasi mai univoca - viene lasciata al singolo osservatore. Come nel video dell'artista bosniaca Maja Bajevic, How do you want to be governed? (2009): una domanda che tocca tanto la collettività quanto la coscienza di ogni singolo individuo. * curatore capo Fondazione Fotografia Modena