I Pm sulle tracce di 17 miliardi sospetti Profumo cerca soci

di Carlo Bartoli wINVIATO A SIENA Bocche cucite, sorrisi tirati e un cartello che avverte che nessuna dichiarazione sarà rilasciata sulla vicenda Mps. Al Palazzo di giustizia di Siena Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, i tre sostituti titolari dell'inchiesta, hanno tenuto in mattinata un lunghissimo vertice per concordare la prossime mosse, tra queste anche due verifiche fiscali su Mps. La prima riguarda la vendita da parte del Monte del Palazzo dei Normanni, a Roma, per 142 milioni; la seconda una plusvalenza di 120 scaturita dal rastrellamento da parte di Mps di azioni Unipol. In particolare, poi, si continua a indagare sugli otto bonifici, per un totale di oltre 17 miliardi, effettuati dal Monte con destinazione Amsterdam, Madrid e Londra, a favore, rispettivamente, del Banco Santander e delle controllate Abn Maro e Abbey National Treasury Service. Mentre da Roma arriva il secco stop di Bankitalia a qualsiasi ipotesi di commissariamento, c'è forte attesa per l'audizione, che si terrà questo pomeriggio alla Camera, del ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, di fronte alle commissioni Finanze dei due rami del Parlamento in seduta congiunta. A Siena il clima resta ovviamente incandescente e segnala tensioni nella Fondazione, con una fronda che preme sul presidente Gabriello Mancini affinché avvii un'azione legale, che potrebbe essere imminente, nei confronti degli advisor Credit Suisse e Rothschild, i consulenti che indussero la Fondazione a modificare il «Documento pluriennale strategico» per consentire un incremento dell'indebitamento e far fronte all'ultimo aumento di capitale. Valutazioni completamente sbagliate su cui si allunga l'ombra di un doppio conflitto di interessi. Il primo è coniugale: nella riunione del 4 aprile 2011 l'advisor inviata da Rothschild è Ilaria Romagnoli; a precederla è Guido Banti, il cui superiore è Paolo Celesia, capo dell'Equity Capital Markets di Credit Suisse, marito della Romagnoli. Il secondo conflitto di interesse è legato al fatto che presso Credit Suisse è parcheggiato parte del «fresh» (circa 300 milioni) contratto dalla Fondazione per partecipare al maxiaumento di capitale di Mps del 2008. Quindi, un creditore della Fondazione è anche il consulente che lo assiste nel corso dell'operazione che lo porta a indebitarsi ulteriormente. Per i due advisor l'aumento è fattibile, mentre la realtà ha dimostrato che si trattava di una decisione ad altissimo rischio e che ha portato l'ente in una situazione di fallimento teorico quando le quotazioni delle azioni del Monte, l'estate scorsa, sono scese ai minimi storici e le banche creditrici potevano escutere tutte le azioni del Monte in mano alla Fondazione. Il presupposto di queste tesi è che, come emergerà dal Piano industriale presentato pochi giorni dopo da Mussari e Vigni, il Monte possa generare in cinque anni dividendi per 2 miliardi di euro che potranno consentire alla Fondazione di poter ripagare il debito contratto. Siamo nell'aprile 2011: il bilancio di quell'anno si chiuderà con un rosso di 4,7 miliardi di euro. Accanto alle indagini per accertare le responsabilità, il Monte si preoccupa del proprio futuro e se l'amministratore delegato Fabrizio Viola tiene a precisare che «la banca è solida e non è in ginocchio», dal presidente Alessandro Profumo arriva una svolta che non mancherà di preoccupare i senesi. «Cerco per la banca - ha affermato - un socio industriale con una visione non di breve termine e che sia perbene». Italiano o straniero «non importa»: basta che sottoscriva l'aumento di capitale da un miliardo che dovrà essere varato entro il 2015. ©RIPRODUZIONE RISERVATA