«Siamo in piena rinascita culturale E la politica dov'è?»

di Andrea Marini «Rassegne teatrali, cinematografiche, concerti, mostre, percorsi creativi in centro e in periferia. Tutti con sale piene, grande attenzione e partecipazione... Se a giugno invitavo i modenesi ad uscire e a superare la paura del terremoto, oggi mi sento di elogiare questa voglia di fare cultura e condividere esperienze che accomuna soprattutto i giovani». Da assessore alla Cultura del Comune Roberto Alperoli si entusiasma nel ripercorrere la fitta agenda di eventi che ha caratterizzato i mesi di settembre ed ottobre e ne trae un'ottimistica indicazione per il futuro di questa città. Segnali positivi dai quali il mondo politico e, perché no, quello economico dovrebbero trarre linfa . «Io parto da una semplice constatazione - esordisce Alperoli - se dal Festival Filosofia, l'evento di Pavarotti, il 29 settembre, la mostra di Weston, le figurine ci potevamo aspettare un grande successo, che è comunque andato oltre le previsioni; quello che mi ha impressionato è la voglia di partecipare e di vivere questi eventi. A ottobre non abbiamo avuto solo la ripartenza delle rassegne istituzionali: la concertistica o la lirica, e le attività dei nostri istituti culturali pubblici e privati; ma anche quella esperienza straordinaria che ha l'ambizione di rimettere al centro della scena il teatro che è Ratto d'Europa. Lì si parla di Europa unita, non di cinepanettoni... Un progetto che in 8 giorni ha saputo coinvolgere 15 associazioni in luoghi diversi con più di 1500 spettatori, e poi abbiamo avuto "Andante" che ha messo in rete gruppi teatrali come il Tete, Il Teatro dei Venti, Amigdala con oltre 2mila persone. Tutti spettacoli di indubbio interesse che al San Giovanni Bosco hanno coinvolto la parrocchia la casa protetta, il parco degli anziani. Una grande cosa che si svilupperà nelle prossime settimane. E potrei continuare con la Gioventù musicale, la Sala Truffaut, Grandezze & Meraviglie gli Amici della musica, gli incontri alla Delfini e al Forum Monzani e la mostra al Museo Ferrari, cinefestival Doc. Eventi capaci di coinvolgere anche i luoghi periferici dando vita a una città culturalmente diffusa che va al di là delle nicchie di utenti abituali». Come spiega tutto questo? «Viviamo una situazione difficile in cui da un lato la crisi economica produce consumazione dei legami sociali e collettivi, paura, sfiducia e depressione. Contemporaneamente registriamo la peggiore crisi politica di sempre, in cui la credibilità della politica è sottozero e compromette anche chi presta il proprio servizio alla collettività in modo onesto e pulito. Per fortuna sono i più. Il fatto di avere a Modena questa vivacità diffusa, significa che la gente ha voglia di uscire di ritrovarsi di costruire, di creare, di partecipare. Come a dire:rimanendo uniti si vivono meglio i momenti difficili. Quasi un bisogno di vicinanza e di autenticità che la tv con la politica urlata non possono dare» Una rinascita culturale? «Sì ed è una gran bella cosa. Ecco perché voglio lanciare un appello al mondo della politica e degli imprenditori: chinatevi verso questa cultura, perché è qui che si recupera il rapporto con i cittadini. Non è che chi fa cultura fa dei giochi... Serve l'umiltà di chinarci su quanto avviene intorno a noi, guardare i volti di chi partecipa, la politica ha bisogno di pensiero e conoscenze e di meglio comprendere la realtà in cui viviamo, solo così può recuperare quello che si rischia di perdere definitivamente. Investiamo sulla Cultura» Ah, sta mettendo le mani avanti, teme dei nuovi tagli? «Sì, anche se non c'è più niente da tagliare. Si rischierebbe di tagliare le gambe alla cultura modenese». E i politici come dovrebbero mettere in pratica questa vicinanza? «Intanto frequentando questi luoghi e vedendo che accade. Per anni tutto quanto è cultura a livello nazionale, basta vedere i tagli, e in parte anche qui a Modena, è sempre stato marginalizzato o sottovalutato. Occorre comprendere che questa dimensione culturale è fondamentale nella coltivazione della vita pubblica, del dialogo, dei rapporti, delle relazioni e perché no della felicità. Mettiamo al centro la Cultura. Si potrebbe comprendere che investire in cultura è importante sia dal punto di vista economico che dell'identità di un territorio. La visione e costruzione di un futuro non può che partire da qui» L'obiezione è che prima ci sono lavoro e welfare «Capisco tutta l'importanza del lavoro e del welfare, ma non sottovalutiamo quanto avviene intorno a noi. La politica ha un'occasione straordinaria di rigenerazione a partire dal pensiero e dalla Cultura. Lo dico ad amministratori, consiglieri, amministratori: rompiamo la barriera che ancora esiste frequentate i luoghi toccate con mano e nutritevi di una vitalità che fa bene alla città». @andmarini ©RIPRODUZIONE RISERVATA