CRISI»IL LAVORO

di Vindice Lecis wROMA Il telefono ha squillato. Monti ha chiamato Marchionne e lo incontrerà sabato pomeriggio a palazzo Chigi. Con il presidente del Consiglio ci saranno i ministri Passera e Fornero, mentre il manager italo-canadese sarà accompagnato dal presidente della Fiat John Elkann. Marchionne informerà il governo sulle prospettive del Gruppo Fiat, con particolare riguardo all'Italia si legge in un comunicato di Palazzo Chigi. L'incontro è molto atteso, dopo le dichiarazioni del vertice Fiat di qualche giorno fa, di considerare inattuabile il programma Fabbrica Italia, annunciato nel 2010, che prevedeva un investimento di 20 miliardi negli stabilimenti italiani del Gruppo. Uno stop reso indispensabile, secondo Marchionne, dall'andamento del mercato dell'auto. L'ad del Lingotto, in un intervista a Repubblica, ha voluto rassicurare il Paese. Mai detto di voler andare via dall'Italia, ha detto, anzi resterà in Italia con i guadagni fatti all'estero. Io non ho mai parlato di esuberi - ha ribadito Marchionne rispondendo all'ondata di critiche dopo il suo annuncio - non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andare via. Ci vuole una responsabilità molto elevata per fare queste scelte oggi. D'altra parte, ha ancora confermato il manager, la Fiat deve fare i conti col fatto di non essere più un'azienda soltanto italiana ma un Gruppo che opera nel mondo, con le regole del mondo, per essere chiari: se io sviluppo un'auto in America e poi la vendo in Europa guadagnandoci, per me è uguale, e deve essere uguale. Sul futuro di Fabbrica Italia, ha confermato la non praticabilità. Quello era un progetto basato su cento cose, e la metà non ci sono più. Per effetto della crisi. Lo capirebbe chiunque. io allora puntavo su un mercato che reggeva, ed è crollato, su una riforma del mercato del lavoro, e ho più di 70 cause aperte della Fiom. Tutto è cambiato, insomma. e io non sono capace di far finta di niente. Tiene ancora banco il duro attacco dell'imprenditore Della Valle a Marchionne ed Elkann, additati come i veri responsabili del pessimo momento della Fiat. Il presidente del Gruppo Elkann si è premurato di confermare la piena fiducia al suo amministratore delegato. Non capisco il livore che lo anima - ha detto Elkann rivolto a Della valle - sono stupito che alla sua età e con le aspirazioni che ha, agisca in modo così irresponsabile. La famiglia Agnelli, accusata di essere silente, fa invece sapere di essere assolutamente in sintonia. Siamo tutti estremamente uniti e il nostro sostegno a Marchionne è grandissimo. Anche se non si conoscono le decisioni sul fronte del mantenimento dell'occupazione, il solo fatto che Marchionne abbia annunciato di non voler lasciare l'Italia, ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Anzitutto al governo che, col ministro Fornero, ha giudicato l'intervista del manager molto interessante, sotto tutti i punti di vista che prende in considerazione. Soddisfatto Piero Fassino, sindaco di Torino, sicuro che alle parole seguiranno i fatti e che l'unione Fiat-Crysler ha consentito di ridare una prospettiva alla casa torinese. Ma il leader del Pd Bersani, il governo è stato troppo cauto. Tra i sindacati l'allarme resta alto. Raffaele Bonanni (Cisl) ha giudicato positiva l'intenzione del governo di chiedere chiarezza a Marchionne sui propositi del futuro ma ha chiesto anche al Lingotto un incontro per chiarire un solo aspetto: se il Piano fabbrica Italia lo mantiene e lo utilizza quando riprenderà il mercato. Per Nicolosi (Cgil), Marchionne è il protagonista di un siparietto francamente indecente oltre che irrispettoso della vita e del futuro di decine e decine di migliaia di lavoratori. Intanto arrivano dati drammatici in Europa per il mercato dell'auto che è calato nei 27 paesi Ue dell'8,5% ad agosto. Italia fanalino di coda con immatricolazioni in flessione del 21% proprio per il crollo delle vendite Fiat. ©RIPRODUZIONE RISERVATA