Le aquilane nella Bassa «Evitate i nostri errori»

MIRANDOLA "Mirandolaquila. Mirandola incontra L'Aquila". Questo il titolo della serata in calendario oggi alle 21 al campo oratorio Posta, organizzata dall'Associazione genitori scuola elementare e "Laquiladonne", che si propone di istituire un confronto costruttivo "al femminile" sulla fase post terremoto de L'Aquila e quella della Bassa, per evitare che vengano ripetuti errori già commessi in Abruzzo. L'idea della serata è nata nell'ambito dell'associazione genitori mirandolese che ha contattato il Comitato Terremotate de L'Aquila, donne che lavorano nel sociale e che si sono riunite per fare sentire la propria voce, davanti ad una politica che sembra sorda alle loro esigenze. «Il comitato nasce per fare conoscere al di fuori de L'Aquila la nostra realtà, non rappresentata», spiega Maria Linda Odorisillo, insegnante di lettere, responsabile territoriale del comitato "Genitori si diventa" e ospite della serata, insieme all'operatrice culturale Nicoletta Bardi, la psicoterapeuta Filomena Cioppi, l'avvocato Simona Giannangeli e la giornalista e scrittrice Nadia Tarantini «Abbiamo patito l'interventismo statale in una città in emergenza perenne, militarizzata. In questo contesto la possibilità da parte della cittadinanza di prendere decisioni non è stata possibile e l'assemblea cittadina, nata spontaneamente dal basso, non è stata ascoltata. Quello che importava alla nostra controparte sorda era gestire dall'esterno la realtà aquilana per altri fini che erano, a mio avviso, mostrare l'efficientismo statale di una macchina che risolveva i problemi. Costruendo, ad esempio, diciannove quartieri che hanno assorbito un sacco di risorse senza che i cittadini lo volessero, mentre, di fatto, il centro de L'Aquila è ancora chiuso e inabitabile. Una periferia sterminata per chilometri interrotta da queste diciannove unità che hanno devastato la campagna per l'esigenza di mettere in fretta le persone nelle case». Come si può fare per evitare che si ripeta in Emilia? «Dovete fare leva sull'abitudine ad essere ascoltati che va coltivata con gli amministratori - continua Odorisillo - Poi, la peculiarità del nostro terremoto a L'Aquila è che un'intera città, cioè un intero tessuto sociale è stato distrutto con l'enorme difficoltà di dovere ristabilire delle relazioni sociali. Chi ha sofferto di più sono stati gli anziani e i giovani dai 12 ai 18, abituati alla vita di paese in un clima molto familiare in cui si usciva di casa e si iniziava a giocare a pallone con il primo che s'incontrava, per esempio. La mancanza di queste relazioni ha cancellato ricordi e abitudini ed è sfociata in gravi piaghe come l'alcolismo. Attenzione quindi - conclude Odorisillo - ai giovani delle medie e superiori. Le scuole si facciano portatrici della ricostruzione». E tra i comitati fioriti è nato "Ricostruiamo la Bassa dal Basso", comitato trasversale i cittadini che abitano nel "cratere" e che continua a tenere incontri nei campi spontanei. Serena Arbizzi